LOGLINE: cosa succede
quando scopri di essere una persona diversa da quella che sei? quando i tuoi
nuovi bisogni superano i vincoli imposti dalla tua morale?
SINOSSI:
Dopo un periodo difficile, finalmente per Bella sembra essere tornato il
sereno. Un nuovo appartamento, un buon contratto di lavoro. Non resta che
sistemare ancora qualche piccolo dettaglio nella sua vita privata. E’ una scena
inaspettata a cui assiste involontariamente che le cambia la vita, facendole
provare emozioni e voglie finora sconosciute. Voglie difficili da gestire e
dimenticare. Inizierà così per Bella un percorso completamente nuovo da
percorrere accanto ad un disilluso e chiuso Edward, pronto a darle gran parte
di quello che cerca. Tutto, eccetto l’amore.
GENERE: Sentimentale/erotico
RATING: Arancione (Giallo/Rosso)
Inspiro l’odore di nuovo, dei
muri ridipinti, dei mobili lucidi, dei tappeti appena srotolati.
Appoggiata al lavandino e dando
la schiena alla finestra della cucina, vago con lo sguardo stanza per stanza,
assaporando le sensazioni che tutte queste novità mi trasmettono.
Mi sento così in pace, così
felice. Così appagata. Finalmente qualcosa di positivo nella mia vita. Dopo
tanto, troppo tempo.
Jake è appena uscito per andare a
brindare alla nostra nuova vita con due dei suoi migliori amici.
Io ho deciso di starmene a casa,
finalmente la mia, la nostra casa. Voglio godermi ogni attimo. Ogni silenzio.
Tutto.
Con una mano accarezzo il piano
lavoro della cucina. Adoro questa stanza. E’ la mia preferita in assoluto.
Sorrido come una ragazzina che ripensa
al primo bacio da poco ricevuto.
Risistemo il tavolo dove ci sono
ancora i piatti della nostra cena.
Avrei voluto che Jake si fermasse
a casa per inaugurare come si deve anche la nostra camera da letto, ma ormai si
era preso l’impegno con Quil ed Embry e io di certo non sono una che si fissa
su queste cose.
Vivi e lascia vivere, grande insegnamento di mia madre. A volte lo
metto in pratica troppo spesso, forse.
Comunque, al limite lo faremo più
tardi. Forse.
Quando rientrerà. Forse.
O domani mattina. Forse.
L’ultimo piatto che tento di far
entrare in lavastoviglie cade rovinosamente frantumandosi e lasciando tracce di
sé un po’ ovunque sul pavimento.
Non so se sono più infastidita per
questo o per i pensieri di pochi attimi fa.
Impreco in silenzio, come sempre.
Rassetto tutto, stando bene
attenta a cancellare le prove del mio ennesimo danno da sbadata. Non ho voglia
di essere rimproverata anche oggi. Anche qui.
Voglio che la mia vita cambi,
migliori. Voglio che Jake sia contento di me. Sempre.
Non come nell’ultimo anno.
Certo è che l’appartamento di sua
nonna dove vivevamo fino a ieri era piccolissimo. Lo spazio vitale ridotto ai
minimi termini. Ci ritrovavamo a passare gran parte delle giornate insieme e
troppo vicini dopo che l’azienda di Jake aveva chiuso i battenti e lo aveva
lasciato a casa.
Per fortuna, invece, il mio
contratto in libreria si era trasformato in un tempo indeterminato già ad
inizio anno. E mi era stato chiesto di fermarmi per qualche straordinario.
Molto ben gradito, per vari motivi.
I primi tempi era bello rincasare
e trovare il mio uomo ad aspettarmi. Anche se mai una volta ho trovato la cena
pronta o un abbraccio entusiasta. Mi bastava averlo lì. Il mio punto fermo. L’unico
rimasto.
Poi, con il passare dei mesi,
tutto si è fatto più difficile. E cupo.
Per fortuna il mio stipendio ci ha garantito un’entrata
sufficiente per diversi mesi. Lo stipendio e gran parte dei miei risparmi.
La situazione però è
ulteriormente peggiorata due mesi fa quando è mancata la mamma di Jake.
Si è chiuso in se stesso
diventando ancora più ombroso e nervoso. Ha spesso il broncio e non perde
occasione per farmi notare i miei difetti, le mie mancanze o le mie
inadeguatezze.
Un giorno la spesa che non va
bene, un altro giorno i miei capelli o il vestito che indosso, il terzo giorno
le pulizie di casa mal fatte. Ogni giorno, da mesi, so che al mio rientro
troverò un dito puntato contro qualcosa che ho fatto o non fatto, detto o non
detto. O più semplicemente contro qualcosa che sono o non sono.
In tutto questo periodo ho sentito la mancanza d’aria trovandomi a
dover stare gomito a gomito con lui.
Lo invitavo ad uscire con i suoi
amici, ma spesso restava sul divano dal pomeriggio alla sera a guardare la tv
con la scusa di non avere soldi da buttare via in cazzate.
A volte, quindi, mi fermavo al
bar vicino alla libreria a prendere qualcosa con Rosalie, mia amica storica, pur di ritardare il rientro casa.
Eravamo arrivati al limite della
sopportazione reciproca. Era evidente ad entrambi. O forse no.
Ho sinceramente temuto per la
durata della nostra relazione.
Fortunatamente le cose, poi, sono
cambiate. Almeno così pare.
Grazie al mio titolare sono
riuscita ad ottenere un affitto bassissimo per questo favoloso appartamento a
pochi isolati dalla libreria. Lo tenevo d’occhio da tempo perché immaginavo si
sarebbe liberato in tempi piuttosto brevi, essendo occupato da una eccentrica
ma capacissima stilista, nostra fedele cliente, che aveva da poco ottenuto un
contratto con una casa di moda parigina. E avevo ragione.
La tipa l’ha liberato nel giro di
un paio di settimane lasciandolo praticamente intatto con mobili,
elettrodomestici e quadri pressoché nuovi. Ho dovuto solo dare un’
imbiancata e fare qualche ritocco qua e
là tanto per personalizzarlo un po’.
Ovviamente ho visto e scelto e
organizzato tutto da sola.
E pagato i primi tre mesi di
affitto e tutto il resto. Da sola.
Grazie al cielo sono stata
accompagnata all’incontro con il proprietario dal mio titolare che ha avuto
sicuramente un certo peso nella trattativa.
Credo abbia anche giocato un
ruolo fondamentale la lettera con cui ha garantito la copertura delle spese
qualora io e Jake non fossimo in grado di pagarle da soli.
Non lo ringrazierò mai abbastanza
per avermi aiutata a dare questa svolta alla mia vita.
All’inizio Jake era piuttosto
scettico sul cambiamento, poi quando l’ho portato a visitare l’appartamento ho
visto i suoi occhi illuminarsi e, dopo mesi e mesi, di nuovo il suo sorriso.
Allora non ho più avuto dubbi.
Era la strada giusta da prendere.
Per me, per lui. Per noi.
Credo di aver avuto ragione. Da
quando ho firmato quel contratto tutto sembra andare per il verso giusto. E ora,
oltre ad aver traslocato, anche Jake ha ripreso a lavorare. Un’azienda che
collabora con la libreria si è ritrovata all’improvviso con un posto vacante in
magazzino. Qualche telefonata del solito titolare salva vite e Jake si ritrova
a lavorare ogni giorno fino oltre le sei di sera.
Quando si dice la fortuna. E le
raccomandazioni.
Sono quasi le undici ormai. La
cucina è linda e io piuttosto stanca.
Chiudo tutte le luci immergendomi
in un nuovo silenzio fatto di buio e ombre.
Mi avvicino al lavello per un’improvvisa
voglia di acqua fresca.
Lascio scorrere l’acqua e libero
lo sguardo oltre la finestra.
Qualche macchina, un taxi e due
passanti che lo chiamano agitando invano la mano.
Un gatto che pisola sull’uscio di
una casa poco distante.
Un motorino parcheggiato proprio
sotto il condominio di fronte da cui scende agilmente una ragazza con i capelli
lunghi. Il ragazzo alla guida si toglie il casco e la bacia con passione.
Dio quanto invidio la loro
giovinezza e il loro bacio.
Sospiro pensando che niente di
tutto questo farà più parte della mia vita. Ormai è acqua passata. La
spensieratezza della giovinezza. E, purtroppo, anche la passione.
Alzo lo sguardo portandolo alla
stessa altezza del mio appartamento.
L’immagine che mi trovo davanti
mi sconvolge e cattura all’istante.
Come uno schiaffo improvvisto.
Come i fari abbaglianti di una macchina che ti viene contro in piena notte e ti
fa rimanere pietrificata ed incredula. Senza possibilità di fuga.
Esattamente così mi sento adesso,
in trappola. Ad un passo dall’essere inghiottita dall’impossibile.
Socchiudo gli occhi per essere
certa di vedere quello che sto vedendo.
Esattamente oltre la stretta strada
e oltre la finestra dell’appartamento di fronte, due persone stanno senza ombra
di dubbio facendo l’amore.
Ma non l’amore dolce tra lenzuola
candide.
No. Quello che vedo è l’amore carnale,
quello ricco di passione.
Quello che ti fa pensare “cazzo,
ecco per cosa vale la pena vivere”.
I loro corpi sono illuminati da
una luce soffusa, potrebbero essere candele visto il tremolio delle ombre
riflesse sui muri.
Lei è in piedi appoggiata al
muro. Nuda. Completamente nuda. Ha solo qualcosa che le copre gli occhi.
Non siamo troppo distanti e vedo benissimo
tutti i particolari quasi mi ritrovassi davanti alla tv. Davanti a un film
erotico. Molto erotico.
Lui è di fronte a lei, a pochi
centimetri. Veste un paio di pantaloni neri piuttosto eleganti, una giacca è
appoggiata poco distante, sul letto che intravedo sul fondo della stanza. Ha la
camicia bianca sbottonata. La cravatta semi slacciata che penzola da una
spalla.
Un passo in avanti e le è
addosso.
La bacia sul collo. Lei inarca la
schiena offrendogli i seni che vengono istantaneamente agguantati dalle grandi mani
di lui.
Un attimo dopo la sua bocca
scende e li succhia con devozione. Forse più con avidità visti i movimenti
delle labbra di lei. Socchiuse, poi aperte, poi spalancate, poi morse.
La mano destra di lui sfiora la
sua intimità.
L’altra scende sui glutei e, con
un movimento deciso e sensuale, le afferra la gamba e l’ accompagna ad
appoggiarla su un tavolo o a una qualsiasi cosa che si ritrova sotto al piede.
Vedo che indossa scarpe con il
tacco alto. Nere, di vernice.
Lei asseconda volentieri la
richiesta.
Gli poggia le mani sul petto, poi
tra i capelli. Glieli tira e lui le dice qualcosa all’orecchio.
Lei sorride. E spalanca la gamba
alzata aprendosi a lui.
Lo vedo scivolare verso il basso.
Inginocchiarsi. Ed infilarsi tra le sue cosce.
La sua testa si muove su e giù, a
destra e a sinistra. L’estasi sul viso di lei aumenta man mano che i movimenti
accelerano.
Quando si rialza è sconvolto
tanto quanto la donna che ha davanti. Si slaccia rapidamente i pantaloni e in
un attimo si infila nel suo corpo.
Avanti e indietro. Spinge, spinge
ancora e ancora aggrappandosi alle sue gambe e lei sbatte la schiena contro il
muro. Le unghie infilate nella carne della
schiena dell’uomo che la sta scopando.
Credo urli più volte perché
quella bocca, quelle labbra sono così tirate, così spalancate.
Come tutto di lei in questo
momento.
Qualcosa inizia a ribollire
dentro di me. Qualcosa di sconosciuto, qualcosa di potente che non so gestire.
Bramosia. Invidia. Gelosia.
Desiderio. La mia carne pulsa. Il mio cuore urla.
Vorrei, Dio se vorrei, chiudere
gli occhi e tutte le loro maledettissime candele. La mia mente e i ricordi che
vi si stanno imprimendo. Vorrei cancellare queste immagini che mi
perseguiteranno chissà per quanto tempo. E dimenticare le sensazioni che sto
provando.
Vorrei poter sciogliermi dall’incantesimo
che mi tiene legata a questo spettacolo, ma non ci riesco.
Merda, non ci riesco.
Perché la verità è che più di
tutto questo, in realtà, io vorrei essere là, con lui. E’ assurdo, non lo
conosco, non l’ho mai visto prima in vita mia e, santo cielo, mi lascerei fare
qualsiasi cosa da lui. Qualsiasi. Perché?
Sento di non avere più freni
inibitori. Né paure, né vergogna.
Vinta da qualcosa più forte di me
mi porto un dito in bocca. Mi rendo conto di avere le labbra spalancate tanto
quanto la tipa che sta godendo al di là della strada.
Mi perdo accarezzando con la
lingua qualcosa che non vorrei fosse il mio dito.
Sospiro. Sospiro ancora guardando
loro, sentendo me.
Nel preciso istante in cui sento
girare le chiavi nella serratura, nell’attimo esatto in cui la luce in
corridoio viene accesa, i nostri sguardi si agganciano.
Senza fermarsi, senza smettere di
fottere quel corpo ormai sazio, lui si volta nella mia direzione probabilmente
richiamato dall’improvviso chiarore.
Mi vede. Vede una donna
sconosciuta, immobile davanti alla finestra di fronte alla sua, con un dito in
bocca e completamente persa nell’immagine che
si ritrova davanti.
Un sorriso complice gli
attraversa il volto. E spinge ancora di più senza mollare i miei occhi.
Sento le ginocchia cedermi. Un
ingiusto piacere salire. Mi aggrappo al piano del mobile e lo stringo con tutte
le mie forze mentre Jake continua fastidiosamente a chiamarmi dall’ingresso.
<< Bella…Bella…sono a
casa>>
Come stona la sua voce in questo
momento.
Sarà qui in pochi istanti. E
vedrà quello che vedo io. E vedrà me impalata a godere dell’amore di due
estranei.
Non posso lasciare che succeda.
Ritorno improvvisamente alla
realtà e mi rendo conto che l’acqua sta ancora scorrendo. Non so dire da quanto
tempo stia durando tutto questo.
Violentandomi porto via lo
sguardo da quell’uomo, da quelle mani, da quel corpo.
Chiudo rapidamente il rubinetto e
con voce tremante tento di rispondere a Jake in modo da bloccarlo in atrio o in
camera o in bagno. Ovunque, ma non qui. Non adesso. E forse mai più.
<<Sono qui Jake, arrivo
subito …>> volto le spalle allo sconosciuto sentendo ancora la sensazione
dei suoi occhi addosso. E’ come se lo avessi vicino. E’ come se lo avessi
dentro.
Mi allontano dalla finestra per
andare incontro a Jake, non senza prima girarmi un’ultima volta verso di lui.
Non sbagliavo. Mi sta ancora guardando.
La sta fottendo e mi sta guardando.
E la sento chiaramente pungermi
dentro.
La voglia.
La voglia prepotente di farmi toccare
da quelle mani. Farmi baciare da quella bocca. Voglio le sue labbra. Ovunque.
Voglio essere presa da lui. Come, quando e dove vuole.
Voglio avere tutto quello che sta dando a lei.
E anche di più. Io voglio tutto.
Non voglio, non posso più aspettare.
Ed è chiaro, come il sole di
mezzogiorno a luglio, che lo voglio da lui.
Non certo, non più, dall’uomo che
mi sta aspettando vicino alla porta della nostra camera.
***
Sono passati tre giorni dalla
visione del miglior film erotico della mia vita.
Io e Jake non abbiamo ancora
inaugurato il talamo di questa nostra nuova casa.
Quella sera non ero decisamente
dell’umore adatto per accontentarlo. Non che me l’abbia chiesto, peraltro.
E’ rientrato leggermente alticcio.
Quando l’ho raggiunto in corridoio era appoggiato al muro con gli occhi chiusi
e un sorriso stupido stampato sul viso.
Sorriso nettamente diverso da
quello che mi aveva colpita e inchiodata solo pochi istanti prima.
Non passa giorno in cui io non
pensi a lui. Rivedo ancora quei due corpi avvinti. E provo sempre le stesse
sensazioni ingestibili.
Ma da quella sera non ho più
guardato fuori dalla finestra. Non sarei in grado di sostenere un altro gioco
di sguardi del genere. Né la vista di un altro amplesso di una donna che non
sono io.
E’ qualcosa che non mi
appartiene. E’ qualcosa che non sono.
Infilo, però, le scarpe di
vernice nera con il tacco alto che ho comprato ieri pomeriggio.
Mai, nel mio armadio, ho avuto
qualcosa di così audace. Mai.
Mi sto preparando per uscire a
festeggiare l’addio al nubilato della mia migliore amica. Il tema della serata
è nero elegante per le amiche. Bianco elegante per la sposa. Da qui la scelta
azzardata delle scarpe.
Che cazzo di tema. Per una festa
che inizierà in un locale quasi sulla spiaggia poi. Ma la mia amica è sempre
stata bizzarra e strampalata. Non ha mai ascoltato alcun mio consiglio, andando
avanti per la sua strada e facendo sempre di testa sua. E ha fatto bene, a
quanto sembra.
Ora si ritrova ad un passo
dall’altare con l’uomo che ha sempre detto di volere accanto. Io non ci avrei
scommesso un euro sulla loro storia. Sono così diversi.
Tra due settimane, invece, sarò
la loro testimone di nozze. Uno a zero per Rosalie.
Faccio un paio di passi sul posto
per adattarmi alla nuova altezza.
Il mondo visto da quassù è
davvero diverso. Mi sento più forte, più sicura. Migliore.
Raccolgo la pochette appoggiata sul
letto e sono pronta. Esco dalla camera per andare a salutare Jake.
Un fischio mi raggiunge dalla
cucina e mi fa voltare, lasciandomi piuttosto interdetta.
<< Ehilà…ma sei sempre tu
Bella o mi sono portato a casa un’altra donna ieri notte e non me ne sono
accorto?>>
<<Ah. Ah. Ah>>
rispondo con una risata sarcastica continuando a camminare verso l’uscita.
<<Aspetta … aspetta>>
mi blocca prendendomi per un fianco. Mi volta delicatamente, ma non troppo,
verso di sé.
Le sue labbra mi spiazzano. Non
riesco a quantificare il tempo che è passato dal nostro ultimo bacio. A
pensarci è davvero una cosa assurda per due che stanno insieme e hanno appena inaugurato
il loro nido.
Lascio che le sue labbra mi
accarezzino e accolgo piuttosto reticente la sua lingua.
Non riesco ad assecondarlo come
vorrebbe e, forse, come dovrei.
Si stacca e mi fissa leggermente
infastidito.
<<Che c’è, non posso
baciare la mia ragazza?>> chiede.
<<Certo, certo che
puoi>> poggio le mani sul suo torace per tranquillizzarlo. E per tenerlo
a una giusta distanza. Giusta per me.
<<Molto bene>> tenta
un nuovo avvicinamento che istintivamente blocco.
<<Jake, sono già in ritardo e devo ancora andare a
prendere Rosalie…scusami…quando torno dai.>>
Gli stampo un bacio sulla
guancia.
Chiamatemi Giuda.
Una pacca sul sedere mi fa capire
che l’accordo è raggiunto.
<<Vai, ma non fare troppo
tardi…ah, e dovresti vestirti più spesso così.>>
<<Era una vita che non mi
facevi un complimento Jake>> concludo chiudendo la porta dell’appartamento
alle mie spalle e sentendomi stranamente bene.
Guido cantando a squarciagola una
canzone qualsiasi che passa alla radio.
Rosalie è già fuori dalla porta
di casa con il suo sexy abito bianco. E’ davvero incantevole.
Suono il clacson più volte mentre
mi avvicino. Sono così felice per lei, è raggiante.
In pochi attimi, saltellando come
una bambina, raggiunge il lato del passeggero ed entra abbracciandomi
goffamente e baciandomi sulla guancia.
<<Ahhh, sono elettrizzata
Bella! Sarà una seratona!>>
<<Si certo amica, la tua
seratona>> le dico ricambiando
l’abbraccio, stretta tra il volante e il cambio che mi trafigge la coscia.
Si stacca impetuosa e rimbalza
sul sedile battendo le mani. Dio, sarà una serata lunghissima. Già lo so.
Quando arriviamo al “Loco loco”
c’è già parecchia gente. E’ ufficialmente iniziata l’ora degli aperitivi.
Trovo posto per l’auto poco
distante perché altre ragazze hanno riservato un parcheggio mettendo in bella
vista giganti elementi sessuali maschili, lungo tutta la linea del perimetro
interessato.
Ovviamente nessuno ha avuto il
coraggio di toglierli per parcheggiare la propria auto.
Cosa che tocca fare a Rosalie. Mi
sembra più che giusto.
E lei non si tira indietro.
<<Oh, chi se ne frega delle figuracce stasera>> urla scendendo
dall’auto e liberandomi il posto tra le risate di alcuni ragazzi appostati
all’ingresso del locale.
Quando raggiungo le ragazze al
banco hanno già il primo Mojito in mano. Me ne viene allungato uno che agguanto
praticamente al volo.
Brindiamo e, facendo un casino
immenso, ci dirigiamo verso l’ala del locale che dà sulla spiaggia.
Sarei tentata di togliermi le
scarpe per affondare i piedi nella sabbia fresca.
E’ una sensazione che ho sempre
adorato. Una sorta di carezza naturale. Una coccola gratuita.
Mi trattengo solo perché le
ragazze mi agguantano per mano invitandomi a ballare al ritmo di una delle
tante canzoni dell’estate.
Sorrido e muovo la testa a tempo
di musica. Per me già questo significa ballare.
<<Forza Bella! Mueve el culo in quel vestito da urlo…fai
vedere chi è la mia testimone!>> urla Rosalie.
Un coro di fischi mi fa arrossire
e abbassare lo sguardo. Se avessi avuto mezza intenzione di assecondare il ritmo
anche con altre parti del corpo, e chi mi conosce sa che comunque non ne avevo,
adesso le mie gambe mi mandano il chiaro messaggio che la possibilità non
esiste proprio.
Alzo il bicchiere ormai quasi
vuoto brindando alla mia amica sposa. E togliendomi dall’imbarazzo.
Un sorso, due. Tre.
Cavolo come va giù bene.
Mi avvicino al lato del bancone a
noi riservato e chiedo al cameriere di farmene un altro. L’ultimo, mi
riprometto. Poi devo guidare.
Con abili mosse e sguardi
interessanti il ragazzo pesta menta,
zucchero e lime e aggiunge tanto rum quanto basta per mettermi ko per almeno
una mezz’ora. Si ferma a guardarmi negli occhi prima di passarmi il bicchiere. E
ne aggiunge ancora un goccio.
<<Ne hai bisogno per
scioglierti un po’ mi sa…>>
Ci sorridiamo. Mi sfiora le dita
mentre mi porge il bicchiere ghiacciato e mi fa un cenno con la testa per
augurarmi salute prima di essere richiamato da altre ragazze.
Mi volto d’istinto nella
direzione delle voci che lo acclamano e un colpo dritto allo stomaco mi fa quasi
sputare il cocktail che ho in bocca.
Dietro alle ragazze c’è lui.
Quelle mani, quegli occhi. Quella
bocca. Quel corpo. Inconfondibile. Inimitabile.
Ammicca con una delle tipe sfiorandole
un fianco con le dita. Non è la stessa che l’altra notte era con lui. Ne sono
certa. Quella era mora, questa è decisamente bionda e con i capelli corti.
La pelle d’oca viene a me. Lei
ride buttando la testa all’indietro. Cazzo
ridi.
Lui le sorride di rimando e si
porta una mano tra i capelli scompigliandoli magnificamente.
Ha una camicia azzurra di lino
aperta sul petto quel tanto che basta per lasciare viaggiare la fantasia su
quei pettorali.
Le maniche arrotolate sul braccio
quel tanto che basta per far venir voglia di toccare i bicipiti messi in
risalto dall’abbronzatura.
I jeans strappati e a vita bassa quel
tanto che basta per farmi leccare le labbra immaginando di sfiorare gli
addominali con la lingua. E la linea dei jeans proprio sopra il bottone dove
alcuni peli fanno la loro comparsa.
Sono incantata e il mio sguardo
fisso non gli sfugge. E’ come se lo avessi chiamato. Come se avessi urlato il
suo nome in mezzo a tutto questo casino. Nome che nemmeno conosco.
Si gira e mi trova lì impalata,
di nuovo, che lo mangio con gli occhi e mi mordo il labbro.
Mi guarda da cima a piedi. E
indugia a lungo sulle scarpe. Scorgo un sorriso aprirgli le labbra.
Ritorna sui miei occhi e lo
sguardo che ora mi regala è completamente diverso. Sesso, sesso puro.
Alza verso di me la birra che gli
ha passato la ragazza con cui fino poco fa flirtava e con un silenzioso cin sancisco la mia fine.
Come un’onda anomala , poi, Rosalie
e le altre si fiondano su di me nascondendomi alla sua vista.
Meglio. Meglio così, mento.
Mi riprendo dalla trance solo quando
capisco che vogliono farmi giocare a calcetto.
<<Come a calcetto?>>
chiedo sbalordita dalla malsana idea della mia amica.
<<Dai dai, tu devi essere
in squadra con me Bella>> insiste Rosalie.
<<Ma io non ho idea di come
si gioca con ‘sta roba!>> protesto mentre vengo trascinata praticamente
di peso verso il patibolo.
<<Oh non fare la pesante, ci
giocano i bambini di tre anni, vuoi non saperci giocare tu? Muovi le manopole,
segni, pari ed è fatta! La squadra che perde per penitenza va a baciare un
ragazzo qualsiasi nel locale…>> propone la mia amica evidentemente già su
di giri.
<<Rosalie!>> la
rimprovero con lo sguardo.
<<Con la lingua!>>
aggiunge lei strizzandomi l’occhio.
Un urlo collettivo decide che la
scommessa è accettata. Anche per me.
Che serata lunga.
Agguanto di malavoglia le due
manopole che mi competono e che andranno a gestire i miei giocatori.
<<Impegnati Bella, lo sai
cosa c’è in palio>> ammicca Rosalie.
Vorrei mandarla a quel paese, ma
mi trattengo e le regalo un palese finto sorriso che la fa ridere di gusto.
La musica viene alzata mentre noi
quattro ragazze iniziamo a sfidarci ad un gioco che forse nessuna ha mai
praticato per più di dieci volte in tutta la sua vita. Io di sicuro nemmeno la
metà.
Le persone cantano e saltano su
un revival di qualche estate fa. Meglio, così’, forse, limiteremo le figuracce.
Almeno spero.
Nei seguenti dieci minuti cerco
di impegnarmi per evitare di dover baciare uno sconosciuto, ma in cuor mio so
che mi impegno al massimo soprattutto per evitare di farlo in presenza di un
uomo che non avrei mai dovuto incontrare. Né qui, né mai.
Possibile che lui mi condizioni
così tanto senza avermi nemmeno mai rivolto la parola?
Ovviamente, nonostante l’impegno
, come volevasi dimostrare, il calcetto è un qualcosa che non mi appartiene per
natura.
Mentre io e Rosalie prendiamo il
quinto gol consecutivo e imprechiamo neanche troppo silenziosamente, un calore improvviso mi invade il collo, la
schiena, le braccia.
Due mani grandi e calde si
appoggiano sulle mie stringendole con una certa prepotenza sulle manopole.
Un inguine sfiora il mio sedere
leggermente piegato in avanti facendomi vibrare l’anima.
Sussulto al solo pensiero di chi
possa essere. Quasi urlo quando scorgo le maniche di lino azzurre sugli
avambracci e un ciuffo di capelli ramato e scomposto ai lati del mio collo.
Il battito mi accelera
improvvisamente quando sento la sua voce sussurrarmi all’orecchio
<< credo tu abbia bisogno
di un piccolo aiuto, pensavo di dartelo io.>>
Tutto si ferma. La gente intorno.
La musica che non sento più. Il mio respiro che non entra e non esce.
La mia vita. Tutto.
Le avversarie mi fissano
incredule aspettando di lanciare la prossima pallina in campo.
Rosalie si volta di scatto con un
sorriso a trentadue denti – so che odia Jake e odia come io sto con lui, e io
odio che lei lo odi. Mai come in questo momento.
Nonostante il mio pensiero corra
per un attimo a casa, non so fermare quello che sta accadendo. Non so e non
voglio fare niente. Maledettamente niente se non assaporare il suo profumo, la
sua pelle. La sensazione di averlo così vicino.
Dentro. Dentro, come quella sera.
<<Vogliamo andare avanti
belle signore>> invita l’affascinante uomo alle mie spalle <<o c’è
qualche problema? Nelle vostre regole non era stato indicato che non si
potevano avere supporti…o sbaglio?>>
Come fa a saperlo? Ci ha
ascoltate? O semplicemente sa che nessuna avrebbe mai comunque il coraggio di
contraddire quegli occhi verdi?
<<Assolutamente nessun
problema>> conferma la mia amica entusiasta <<ma se noi perdiamo
lei bacia te, sia chiaro>> precisa indicandolo con il dito.
<<Se perdiamo sarò io a
baciare lei, tranquilla. Non sono uno che si tira indietro su queste cose>>
conferma voltandosi a guardarmi negli occhi. A due centimetri dal mio naso.
Oh, se lo so.
Mi sento svenire alla sola idea.
Le nostre sfidanti lanciano la
pallina bianca in campo dando il via alla nuova fase della partita.
Io non ho modo di seguire la
sfera bianca né con le mani, né con lo sguardo.
Lui guida ogni mio movimento.
Ogni pensiero, pure.
Mentre il suo inguine struscia
prepotentemente contro di me colpendomi
ritmicamente ad ogni affondo contro la pallina, mentre le sue mani stringono le
mie inducendole a muoversi secondo regole a me sconosciute, mentre il suo odore
inebria i miei sensi portandomi in luoghi sconosciuti ed inesplorati, io dimentico tutto quello che sono e ho
fatto, dimentico la mia innocenza, dimentico Jake e dimentico la mia amica che
tra pochi giorni consegnerà la sua vita nelle mani dell’uomo che dice di amare.
Mollo tutto e mi lascio
trasportare dall’onda che cavalca dentro di me e assale con forza i bordi del
mio cuore e della mia anima, spazzando via tutto quello che incontra.
E’ una sensazione fantastica.
Così liberatoria.
Persa in una realtà alternativa
vengo richiamata all’ordine da una delle ragazze del gruppo che ironizza ad
alta voce alle mie spalle
<<ehi se non te ne sei
accorto la sposa è un’altra pero eh?>>
La ignoro senza troppa fatica.
Lui no.
Si volta giusto un secondo senza
perdere il controllo della partita e di me.
<<Lo so benissimo chi è la
sposa, io non scelgo a caso. Mai >> la gela con un sorriso beffardo.
In pochi minuti, pochi ma molto
intesi, le raggiungiamo sul cinque a cinque.
Ci resta un’ultima pallina.
Per tutto il tempo l’ho sentito concentratissimo
sulla partita, anche se ogni suo singolo movimento aveva un significato e
un’eleganza completamente ignoti a qualsiasi altra persona io abbia mai visto
giocare a calcetto in vita mia.
Solo ora, prima di lanciare
l’ultima pallina in campo, mi rivolge un fugace sguardo e un lieve sorriso come
a voler darmi un segnale. Segnale che ho paura di cogliere.
La sua guancia, resa leggermente
ruvida dalla barba che spunta, mi sfiora di proposito la pelle del volto.
Si spinge ancora un po’ contro di
me chiudendomi praticamente in una morsa.
Le sue dita scavano finché si
intrecciano alle mie. E poi stringono, mentre il suo petto si appoggia sulla
mia schiena lasciata nuda dal vestito scollato. Pelle contro pelle. Anima
contro anima.
Due secondi così e urlo. Giuro
che urlo.
La pallina entra in campo
lanciata dalle sue lunghe e affusolate dita.
Contrariamente a tutte le altre
volte riusciamo a tenerla in gioco più a lungo. Strano. Molto, molto strano.
Lui le sta lasciando giocare. E’
evidente. Non solo a me, temo.
Gol.
Segnano.
Loro.
Cazzo.
Rosalie urla più per la gioia di
vedermi di lì a poco baciata da questo adone che per il rammarico di una stupida
partita persa.
Non ci posso credere di essermi
cacciata in una situazione del genere. Non io. Non con lui.
Cerco di divincolarmi per
manifestare il mio dissenso sulla punizione, ma non posso muovermi nemmeno di
un centimetro finché lui decide di lasciarmelo fare.
Si scosta da me mollandomi le
mani. Ed io mi sento quasi sprofondare per la mancanza di quel contatto
diventato in pochi minuti fondamentale per il mio equilibrio in questo mondo.
Barcollo leggermente, ma una mano
mi agguanta il fianco. La sua mano.
Dio fa che questa mano non mi lasci più. Ti prego.
<<Avanti bell’uomo, ora che
ci hai fatto perdere ti tocca!>> lo sprona Rosalie.
<<A dire il vero però la
festeggiata sei tu cara, toccherebbe a te per prima la punizione>> si intromette la stessa ragazza di prima.
La odio.
<< Hai ragione. I patti
sono patti e la futura sposa credo meriti la precedenza>> dice lui
avvicinandosi alla mia amica, senza però lasciarmi del tutto il fianco. Le sue
dita continuano a sfiorarmi. Le vedo. Le sento.
E’ a pochi centimetri dal volto
di Rosalie quando urla <<Em! Qui c’è una punizione da portare a termine.
Vieni tu?>>
Procedendo da dietro le mie
spalle avanza un ragazzo sulla trentina, moro, grosso. Bello. Non quanto l’uomo
che mi ha fatto perdere a calcetto, ovvio. Ma comunque bello. Molto.
<<Fate largo ragazze, qui
c’è una perdente da sistemare>> borbotta strofinandosi le mani.
Vedo Rosalie arrossire. Poi
sbiancare. Mi guarda in preda ad un breve attimo di panico. Le sorrido
malignamente.
Mi hai messo nei casini tu. Ora beccati la tua parte. Pensavi di
sceglierti magari lo sfigato del locale eh?
le dico senza aprire bocca. Tanto
non serve, sa benissimo cosa penso. Noi due ci leggiamo nella mente fin da
piccole.
Il ragazzo enorme le si piazza di
fronte e allunga la mano
<<Emmett>> si
presenta.
<<Piacere Rose>> risponde
la mia amica in pieno imbarazzo mentre infila la piccola mano in quella enorme
che si trova di fronte.
Che poi, come sarebbe Rose?
Lei odia essere chiamata Rose!
<<Ottimo. Adesso che so il
nome di questo affascinante fiore intendo baciarlo come si deve.>>
Le prende il mento tra due dita.
Un braccio sul fondo della schiena. La mano enorme appoggiata morbidamente sul
vestito candido. La attira dolcemente a sé, ma senza darle modo di protestare o
di tirarsi indietro.
Il dado è tratto.
Le due bocche si sfiorano. Si
agganciano. Le lingua si accarezzano.
Il bacio non è più una punizione.
Dura molto, molto più del dovuto.
Urla, fischi, risatine.
Una ragazza del gruppo tira fuori
il cellulare per immortalare la scena. D’istinto mi fiondo su di lei,
abbandonando quelle dita che ormai mi hanno tatuata, per impedirglielo. Se Mike
vedesse una cosa del genere manderebbe
il matrimonio all’aria. Lo farebbe per molto, molto meno. E questo Rosalie lo
sa. Per questo non capisco. Per questo, per la prima volta in vita mia, davvero
non capisco la mia migliore amica.
Quando Emmett si stacca dalle
labbra di Rosalie colgo nei suoi occhi una luce diversa. Sembra persa.
Completamente persa. Vorrei avvicinarmi a lei e prenderla in giro per farla
ritornare in sé, vorrei dirle che va tutto bene, che andrà tutto bene. Ma non
ho il tempo nemmeno di aprire bocca.
Due occhi di ghiaccio verde mi si
parano davanti. Vengo alzata di peso e fatta sedere su un tavolino lì vicino.
Un po’ lontana dal gruppo, ma non
troppo da essere al riparo dallo sguardo curioso e invidioso delle ragazze e di
tutte le persone presenti nel locale.
<<Ora tocca a te, Bella.
Sei pronta?>>
Non rispondo. Non mi chiedo
nemmeno come faccia a sapere il mio nome. Aspetto il destino inesorabile.
Bramando perché tutto accada velocemente. Non posso più aspettare. Non voglio
più aspettare.
Le gambe di quest’uomo
meraviglioso spingono facendosi spazio.
Allargo le cosce quel che basta
per accoglierlo. Lo faccio senza freni. Sarà l’alcool che ho in corpo, sarà la
musica forte e ritmata che ho nelle orecchie. Sarò io. Sarà lui. Non lo so. Non
so più un cazzo di niente.
Le sue mani grandi mi agguantano
il fondoschiena spingendolo contro di sé. Vedo le sue labbra avvicinarsi,
ma l’angolatura è sbagliata. Non si sta
dirigendo verso la mia bocca.
Con la lingua umida mi sfiora
l’orecchio procurandomi un brivido lungo tutta la schiena.
<<Edward, io sono Edward
qualora te lo chiedessi.>>
Poi si scosta leggermente.
Attraversa il mio volto rivolgendo le sue attenzioni all’altro orecchio, non
senza prima avermi quasi sfiorato le labbra con le sue ad un ritmo lentissimo.
Di nuovo quella lingua a bagnarmi
il lobo.
<<Stanotte ti aspetto. Sai
dove. Sai perché.>>
Uno spasmo improvviso alle mie
parti basse mi fa muovere il bacino contro di lui mentre inspiro profondamente.
<<Esatto>>annuisce
lui.
Poi il lampo. Poi il tuono. Il
fulmine. E tutta l’energia che un temporale può scatenare si abbatte sulle mie
labbra.
La sua mano stringe la mia
schiena nuda mentre la sua bocca mi assaggia.
L’altra mano si allarga su tutta
la guancia.
Non riesco a trattenermi e,
accarezzandolo con la lingua, lo invito a fare di più.
Non si fa pregare, Edward.
Mi prende, mi possiede, mi bacia
come solo un vero uomo sa fare. Come nessuno ha mai fatto prima.
Non certo Jake.
In preda alla più primordiale
passione, avvolgo le mie gambe intorno alle sue senza più rendermi conto di
dove sono. Ho smarrito la strada. Ho smarrito il controllo. Ho perso me
stessa per il bacio di un uomo che
faceva l’amore con un’altra davanti alla mia finestra solo tre giorni fa.
<<Ok, ok credo possa
bastare come punizione>> si intromette Rosalie vedendomi allo sbando.
Quando Edward si stacca sono
completamente frastornata e sconvolta.
<<Signore, buona
continuazione>> si congeda baciando la mano a Rosalie.
<<Mi dispiace avervi fatto
perdere …>> continua fissandola <<…ma neanche tanto>>
conclude rivolgendosi a me <<Ciao Bella, noi ci si vede.>>
E mi lascia così, con le gambe
ancora leggermente aperte, le labbra senza più ombra di rossetto e gli occhi
sognanti.
<<Pianeta terra chiama
Bella. Rispondi Bella>> la voce di Rosalie mi porta alla realtà.
Dura, durissima realtà visto che
lui non c’è più. E che io sono in condizioni disastrose, più dentro che fuori.
Emmett, invece, è ancora al fianco
della mia amica. Una mano appoggiata sulla sua schiena. La cosa mi preoccupa
non poco.
Le altre ragazze si avvicinano
chiedendomi a gran voce e con insistenza come è stato il bacio.
Evito di rispondere perché dire
che è stato il bacio più bello della mia vita potrebbe risultare leggermente
irrispettoso nei confronti del mio compagno. Come se già il bacio di per sé non
lo fosse stato.
<<Andiamo Rosalie ho
bisogno di bere>> agguanto la mia amica per il polso e mi avvio verso il
bancone, dal mio barman preferito. Rum a volontà per favore.
Vengo strattonata. Non mi segue.
<<Dammi un minuto Bella,
per favore>> la guardo perplessa.
<<Per favore>>
insiste. E’ seria. E capisco. Spero sappia quello che sta facendo.
<<D’accordo.>> Voglio
fidarmi di lei e mi allontano seguita dal chiassoso gruppo.
Bevo altri due Mojito e tento
qualche mossa di bacino mossa dai fumi dell’alcool, sperando sempre di incontrare
quegli occhi che in vece non trovo, prima che Rosalie ricompaia all’orizzonte.
Sola, per fortuna.
Mi si avvicina con fare incerto.
Ha le spalle curve. Non ha più la gioia e la sfrontatezza di prima.
Vorrei chiederle cosa succede, ma
non sono lucida. Non per affrontare un discorso importante. Lo farò domani.
Sperando che non sia troppo tardi.
Quando le ragazze la accolgono
con sorrisi maliziosi e pacche sulle spalle, Rosalie si dipinge un bel sorriso
sul volto. Sorriso che io so benissimo essere una maschera.
Passiamo ancora qualche ora al
“Loco loco” perché nessuna ha voglia di prendere l’auto e mettersi alla guida
per andare in altri posti.
Continuiamo a prendere in giro la
sposa facendole fare giochi e stupidaggini e tutto sembra filare liscio.
Sembra.
Non l’ho più visto per tutta la
sera. Ma la bionda è avvinta ad altre labbra. E questo non può che farmi piacere,
stupida quanto sono.
Verso le due di notte Rosalie
decide che può bastare rendersi ridicola e propone un taxi collettivo per le
ragazze. E uno per me e per lei.
Protesto un po’, ma alla fine
accolgo l’idea. Sarebbe pericoloso mettermi in strada adesso in questo stato alterato.
Salutiamo le ragazze, anche
quella che ho odiato almeno in un paio di occasioni durante la serata, e
saliamo sul nostro taxi arrivato in un lampo.
Rosalie si sporge verso il
conducente e, a voce molto bassa, la sento dare due indirizzi. Uno dei quali
non è il suo.
Sono alticcia, ma non
rincoglionita.
<<Rosalie, o forse meglio Rose… cosa stai combinando per l’amor di
Dio?>> le chiedo preoccupata.
<<Non giudicarmi Bella, ti
prego. Ti spiegherò. Prima devo capire. Poi ti spiegherò.>>
Non ci rivolgiamo la parola, né
ci guardiamo più finché il taxi accosta davanti ad un palazzo a me sconosciuto.
<<Rosalie…>> cerco di
farla ragionare un’ultima volta. Invano, come sempre.
<<Ciao Bella. Ti
chiamo>> sbatte la porta e la vedo suonare un campanello mentre il taxi
si allontana e mi riporta verso casa.
Lascio scorrere la strada e la
vita, la mia, la sua. Non posso fare altro.
Quando l’autista accosta e vedo
il portone del mio condominio, un enorme
senso di vuoto mi assale.
Pago la corsa e scendo
malvolentieri.
Alzo lo sguardo al cielo. Poi,
come richiamata, lo porto verso la sua finestra.
Resto a pensare e ripensare per
qualche minuto sul da farsi.
Sono quasi le tre. La luce è
accesa. Una luce fioca, simile a quella sera.
Ma sì. Vaffanculo a tutto.
Un attimo dopo ho attraversato la
strada e suonato al campanello dell’unico Edward presente sull’elenco.
Edward Cullen. Speriamo solo sia
lui.
Il portone si apre pochi istanti
dopo. Dal citofono sento la sua inconfondibile voce <<Terzo piano. Ma già
lo sai.>>
Avverto uno spasmo alla
muscolatura più privata e personale di una donna.
I piedi mi dolgono quando salgo
gli scalini più rapidamente del necessario. Non voglio essere esposta agli
sguardi per troppo tempo. So dove sto andando. So cosa sto facendo. E so che
non devo essere vista.
Vorrei togliermi le scarpe, ma
non credo sia questo il momento migliore per farlo. Un sesto senso, piuttosto
accentuato stasera, mi dice che le scarpe che indosso sono uno dei motivi per i
quali ora mi trovo qui.
E comunque, quando arrivo al
terzo piano e vedo una porta semi aperta, tutto il dolore svanisce in un
attimo.
Mi avvicino ed entro cautamente.
<<Edward>> chiamo a
bassa voce.
Ancora un passo. Nessuno
risponde.
Poi alcune note invadono lentamente
l’ingresso illuminato da decine e decine di candele poste a terra. Era, quindi,
certo che sarei venuta.
La porta alle mie spalle si
chiude. Mi volto e lui è dietro di me.
Ha ancora la camicia di lino,
adesso completamente aperta. I jeans slacciati che lasciano intravedere i boxer
grigi.
Si avvicina con passo felpato e
guerriero come un leone fa con la sua preda.
Intimorita arretro di qualche
passo, ma non quanto basta per scappare da lui.
Non voglio scappare. Non voglio.
Due, tre falcate e mi è davanti.
Ho il fiato corto per quanto
brucio di desiderio. E paura.
<<Benvenuta>> mi
dice, le labbra ad un centimetro dalle mie.
D’istinto mi allungo per
baciarlo. Ma non me lo lascia fare.
Una benda di seta nera mi viene
appoggiata sugli occhi.
<<Edward … ma la tua fidanzata
…>> cerco di trovare una scusa
idiota per fermarlo, non credo di avere il coraggio di andare fino in fondo a
questa cosa.
<<Io non ho ragazze Bella.
Amanti, tante. Fidanzate, nessuna.>>
Non ribatto. Sono persa nelle
sensazione straniera della stoffa liscia e fredda sul mio viso e delle sue mani
eleganti che lavorano tra i miei capelli.
<<So cosa vuoi Bella. E te
lo darò>> promette stringendo la fascia.
Ansimo per un istante.
<<Fidati e ti prometto che
sarà un qualcosa che non dimenticherai. >>
Non so perché, ma non ho alcuna
difficoltà a credergli.
Nella stanza risuona una musica sensuale e rilassante.
…I slowly lose myself
Over and over
Over and over
Take comfort in my
skin
Endlessly
Endlessly
Surrender to my will
Forever and ever…
Forever and ever…
Sono completamente cieca, ora.
Cieca in una casa che non conosco. Cieca tra le braccia di un uomo che non
conosco.
Sono ufficialmente impazzita.
…I burn a fire of love
Over and over
Over and over
I will guide the world
Up to heaven… (“Heaven”-Depeche Mode)
Up to heaven… (“Heaven”-Depeche Mode)
Portami in Paradiso, penso.
Edward, portami in un Paradiso
che non conosco.
Vengo presa per mano e, adagio,
condotta da qualche parte.
Non barcollo, sono stranamente
sicura anche su questi dannati tacchi.
Anche con l’alcool ancora in corpo. Ed è perché mi fido. Maledizione, mi fido
di lui.
Dopo pochi passi sento le sue
mani prendermi e spingermi delicatamente le spalle. Deve esserci un muro dietro
di me, sento la superficie fredda accarezzarmi la schiena. E lui vuole che mi
ci appoggi.
Eseguo.
Ispiro.
Forse ho capito. Mio Dio, forse
ho capito dove sono.
<<Sì, sei davanti alla tua
finestra Bella>> la sua voce roca mi accarezza l’orecchio <<quella finestra>> precisa, come se
fosse necessario.
Un breve lampo di lucidità e
paura mi fa appoggiare le mani su di lui, su qualcosa di lui che non riconosco
perché non vedo niente. Lo spingo per allontanarlo un po’. Devo pensare, devo
ragionare. Devo fermarmi.
Ma lui non è d’accordo.
<<Tranquilla. E’ tutto
buio. Non può vederti. E anche se lo facesse non ti riconoscerebbe…nessuno
potrebbe immaginare che quella che sta per urlare di piacere sei tu, vero
Bella?>>
Ancora caldo là sotto.
<<Rispondi Bella,
rispondimi>> insiste, la bocca vicinissima alla mia tanto che ad ogni
parola sento il suo respiro entrarmi dentro le labbra <<nemmeno tu
avresti mai immaginato di farti fare quello che sto per farti, vero?>>
<<Vero>> rispondo con
un soffio di voce. Tutto quello che mi resta visto che le sue mani mi stanno
alzando la gamba. Il piede di lì a poco tocca e si appoggia a qualcosa.
Lo lascio lì.
Dita lunghe e delicate iniziano
ad accarezzarmi sopra gli slip, mentre la sua lingua mi sfiora ritmicamente le
labbra.
<<E’ questo che volevi vero
Bella? Dio siamo così uguali …>>
Ansimo.
<<E’ meraviglioso questo
tuo lato oscuro…un lato che non credo tu abbia mai sperimentato prima d’ora.>>
Ansimo.
Gli slip vengono spostati. Ora
tocca con grazia e maestria la mia carne che pulsa.
Mugolo.
<<Aspetta Bella. Aspetta
…>> ma quando affonda le sua dita dentro di me non capisco più niente.
Lo bacio e gli tiro i capelli. E’
da quando l’ho visto quella notte che desidero mettere le mani tra quei fili perfetti.
Sento il sangue viaggiare veloce
dentro di me pulsazione dopo pulsazione, lo sento nelle vene, mi batte nelle
orecchie. E’ ovunque, come lui.
Mi bacia e mi penetra ancora e ancora.
Mi accarezza e si spinge contro di me con i jeans addosso.
Cieca ed esasperata dalla
mancanza di toccarlo a mia volta, gli calo la camicia sulle spalle. Lui mi
asseconda. Gli accarezzo voracemente il petto, le braccia. Dio come vorrei
vederlo.
Provo a togliermi la benda, ma mi
blocca prendendomi saldamente per il polso.
<<Io decido quando e
come>> mi avverte ansimando leggermente.
<<Ho bisogno di vederti. Ho
bisogno di sapere che sei tu…>>
<<Non può essere nessun
altro a farti questo. Fidati.>>
<<Ma...>> protesto.
Mi azzittisce strappandomi gli
slip.
<<Io decido.>>
Mi allarga di più la gamba
mordendomi il collo.
E poi lo sento. Sento che
lentamente si abbassa. Mi lecca fino alla spalla.
Scende ancora. Mi stuzzica con il
naso i seni e l’’ombelico oltre la stoffa del mio abito aderente.
Il fruscio dei jeans. Si
inginocchia. Sento il suo fiato colpirmi là. L’umidità delle sue labbra. Il
calore della sua lingua.
Mio Dio, mi sta facendo
esattamente quello che ho sognato per giorni. E notti.
Io sono lei. Io voglio essere lei. Più di lei.
Non smette di stimolarmi, di
toccarmi, di leccarmi finché, raggiunto il mio massimo, contraggo i muscoli
delle gambe e spalanco le labbra. Voglio trattenere l’urlo che mi si irradia in
gola, ma non ci riesco.
Inspiro e urlo. Espiro e urlo.
Edward si alza. Di nuovo rumore
di jeans, potrei giurare sul fatto che se li stia togliendo con una mano.
L’altra è impegnata a tenermi
incollata al muro. Probabilmente sa che potrei crollare da un momento
all’altro. Le gambe ancora mi tremano.
<<Non pensare sia finita
qui bambina>> mi avverte levandomi con movimento secco e rapido la benda.
Lo vedo, ora, in tutto il suo
splendore. Nudo, completamente nudo davanti a me. Un meraviglioso corpo
accarezzato dalla dolce luce di infinite candele.
I capelli arruffati dopo aver
fatto quello che mi ha appena fatto.
Gli occhi bui, profondi. Carichi
di promesse che so per certo verranno mantenute.
<<Non voglio che finisca
qui>> confermo.
<<Ottimo. Allora preparati
perché ho intenzione di andare avanti per un bel po’ con te.>>
Dita delicate e volubili sfilano
le spalline del mio abito che cade privo di vita a terra, mentre sorrido ancora
in preda all’estasi del primo orgasmo che mi ha regalato.
Una mano mi afferra un seno.
L’altro viene succhiato vigorosamente da quelle labbra senza eguali.
Spalanco la bocca vogliosa di
lui.
All’improvviso una luce distrae
il mio immenso piacere.
E’ la finestra di casa mia. La
mia cucina. Vedo l’ombra di Jake avvicinarsi minacciosa al lavandino.
Urlo. Edward si accorge
immediatamente di quanto sta accadendo e con un movimento rapido agguanta la sottile
tenda e la tira leggermente. Quel tanto che basta per nascondere i nostri
corpi.
Mi copro il seno con le mani e
chiudo gli occhi in una morsa avvertendo un improvviso senso di colpa.
<<Non farlo Bella. Non
ora>> mi esorta Edward leccandomi il collo. Le orecchie. Le labbra.
<<Non ora. Finisci quello che hai iniziato. Lui è lì. Ti guarda mentre
godi. Ci guarda mentre ti scopo. Così, sul muro. E ti piace Bella, lo so che ti
piace.>>
Non so resistere. Le sue parole,
assieme alla musica che le accompagna, aprono un varco dentro di me da dove
escono i più sporchi segreti, i più torbidi desideri.
Ha ragione. Mi piace. Voglio
essere presa da lui su questo muro. Lui,
un estraneo. E voglio essere vista. Ammirata e desiderata dall’uomo che
dovrebbe essere qui con me e invece è al di là della strada.
Nascosta da una tenda che lascerà
sicuramente intravedere a Jake l’ombra di due amanti non troppo sconosciuti, mi
lascio portare in Paradiso da Edward. Dove voglio andare. Dove voglio restare.
La musica cambia. Il volume
diventa improvvisamente più alto. Il ritmo accelera, come quello delle sue dita
dentro di me.
Dark Necessities.
Dio come è appropriata in questo
istante.
Ormai arresa alla sua voce che mi
incita a lasciarmi andare e alla consapevolezza che non posso e non voglio più
tornare indietro, riapro gli occhi. Lo vedo prendere una bustina appoggiata sul
comò dove fino poco prima era puntellata la mia gamba. La strappa con i denti. Le
lunghe dita infilano con attenzione e precisione il preservativo. Sono
completamente affascinata. Lo sfioro mentre lo fa. Lo aiuto.
E i suoi occhi mi divorano.
Vengo alzata di peso. Di nuovo. La
schiena aderisce completamente al muro. Le gambe lo avvolgono. Le braccia gli
cingono le spalle. Le unghie entrano nella sua pelle.
Le scarpe di vernice finalmente
cadono lasciando i piedi liberi di toccare avidamente la sua pelle.
Con un’unica, vigorosa spinta mi
entra dentro. Dentro davvero.
E’ grande. E’ immenso. E’ lui.
Mai nessuno mi ha mai fatta
sentire così completa come Edward in questo preciso istante.
Resta fermo per abituarsi a me.
Perché io mi possa abituare a lui.
<<Sei così piccola…>>
ansima.
Poi la danza inizia.
La danza più antica del mondo. La
danza più giusta del mondo quando due persone si cercano, si vogliono.
Come noi.
Carne su carne. Respiro su
respiro.
Edward esce lentamente per poi
spingersi di nuovo dentro di me. Lo accolgo volentieri prendendo tutto quello
che mi sta dando. Ogni atomo, ogni vibrazione. Ogni istante. Ogni pensiero.
Ogni immagine.
Ogni affondo. Veloce sempre più
veloce. Profondo, sempre più profondo.
Sembra non fermarsi mai. Sembra
non bastare mai.
Il respiro mi manca.
Il cuore mi esplode.
Non ce la faccio più.
<<Ora Bella. Ora vieni con
me.>>
E’ il mio via libera.
E urlo come non ho mai urlato in
vita mia facendo l’amore. Lo stringo con le gambe mentre lui si abbandona alla
mia morsa interna, da lui stesso generata.
Sudato, sconvolto. Bellissimo.
Restiamo così, in affanno e
avvinghiati, finché, diversi minuti dopo, il respiro di entrambi ritorna
tranquillo.
Finché la mente ritorna lucida e
la realtà riprende adagio le sue sembianze.
Vengo appoggiata delicatamente a
terra e baciata sulla bocca.
Un bacio completamente diverso
dagli altri. Un bacio caldo. Il bacio dei giusti.
Cosa che forse non siamo. Cosa
che sicuramente non sono.
Volgo lo sguardo alla finestra di
fronte, ora priva di luce.
Chissà se ci ha guardati. Chissà
se, come è successo a me, ha goduto dell’amore di altri. Dell’amore mio fatto
con un altro.
Non deve essere passato
inosservato il mio pensiero ad Edward.
Raccoglie i suoi jeans da terra e
se li infila rapidamente. Sembra infastidito quando prende il mio abito e me lo
passa.
Dio, a volte il “dopo sesso” è
veramente squallido e imbarazzante. Non so cosa dire, non so cosa fare.
Infilo il vestito in silenzio.
Gli slip ormai sono andati.
Anche la musica è finita. Non
saprei dire da quanto.
Siamo soli. Io e lui.
Distanti poco più di dieci
centimetri. Lontani chilometri e chilometri.
<<Se vuoi farti una doccia
usa pure il mio accappatoio>> propone passandosi la solita mano tra i
capelli sconvolti e dirigendosi da qualche parte, lontano da me.
<<No, grazie …>>
rifiuto.
Resto ancora lì non sapendo
davvero cosa fare.
Lo sento aprire e chiudere un
armadio. Il rumore di un bicchiere e di un rubinetto aperto.
Respiro più volte e raccolgo da
terra le mie scarpe.
Stavolta non le indosso, ma
cammino scalza sul parquet chiarissimo di questo appartamento che vedo per la
prima volta.
Ha le pareti candide, i quadri in
bianco e nero per lo più raffiguranti coppie avvinghiate.
Avanzo nella direzione da cui
proviene ancora il rumore dell’acqua che scorre.
Attraverso un soggiorno. Un
tappeto rosso. Un divano nero. Tutto perfettamente accostato.
Ha veramente buon gusto in quanto
ad arredamento. Non poteva essere diversamente.
Finalmente lo trovo in cucina
appoggiato alla penisola intento a bere.
Lo osservo incantata. E’ ancora a
torso nudo. Muove il capo per far scricchiolare il collo, probabilmente ancora contratto
dallo sforzo.
<<Vuoi restare lì a
fissarmi ancora per molto?>> chiede senza guardarmi.
<<No certo che no.>>
Sì, starei qui a guardarti per il resto della mia vita.
<<Ok. Allora ti accompagno…>>
<<Va bene grazie.>>
No, non farmi andare via. Ti prego non ancora.
Mi raggiunge ed io non mi sposto.
Si avvia verso la porta ed io non
mi sposto.
Ride. O meglio, mi deride, temo.
<<Bella… Bella… Bella
…>> dice scuotendo il capo e guardando a terra.
<<Cosa c’è?>> chiedo
nervosamente.
<<Non dirmi che sei una di
quelle ragazze che vogliono di più?>>
Silenzio.
Certo.
<<Non dirmi che sei una di
quelle che “non c’è sesso senza amore”?>> lo dice virgolettando con le
dita e in tono palesemente canzonatorio.
Silenzio.
Assolutamente si.
<<Bella con me non può
funzionare una cosa del genere. Non esiste proprio. Torna a casa. Torna da lui
che è meglio…>> mi invita indicando con la testa il mio appartamento.
A questo punto so cosa fare. Le
lacrime pungono per uscire. Sono davvero una cretina ad aver solo potuto
pensare di poter essere diversa per lui. Ma non gli darò questa soddisfazione.
Non mi umilierò ancora.
Infilo le scarpe con calma
appoggiandomi al muro e raccogliendo le forze.
Raccatto la pochette che ho
lasciato cadere all’ingresso quando me lo sono trovata alle spalle.
Dio se solo si potesse tornare
indietro nel tempo per rivivere quell’attimo. E tutto quello che c’è stato
dopo. All’infinito.
Lo affianco. So che non riuscirò
mai a dirgli tutto quello che sento dentro e mi fa ribollire le viscere. Ma non
voglio nemmeno stare zitta. Non ora. Non più.
<<Vaffanculo Edward. E sì, io sono una che vuole di più.
Io sono una che vuole tutto. E sì, sono una di quelle sfigate che, di solito e
per regola, non c’è sesso senza amore. E sai una cosa? Ne sono pure fiera.
Fottiti quante donne vuoi, ogni notte una diversa su quel dannato muro. Falle
urlare e gioire, portale in Paradiso. E continua a farle cadere rovinosamente
senza un paracadute. E sarai sempre solo. Sempre.>>
Lo sorpasso e lascio che chiuda
la porta dietro di me ritrovandomi sola con il buio delle scale e quello della
mia coscienza.
***
Avrei dovuto saperlo. Avrei
dovuto evitare di farla venire qui.
Lo sapevo, fin da subito, che lei
era diversa da quelle che di solito mi porto a casa.
I suoi occhi, i suoi movimenti.
Le sue reazione al mio tocco, già a quelli innocenti dati al calcetto. Tutto mi
aveva fatto capire immediatamente che tipo di ragazza stavo cercando di
portarmi a letto. Una brava ragazza. Una non certo abituata a scoparsi uno
sconosciuto.
Esattamente il contrario di
quello che sono io.
Ma quella sera. Quella sera
quando mi guardava rapita dalla finestra, quando godeva al solo pensiero di
farsi baciare e toccare e leccare…quella sera che si è presentata al locale con
le scarpe alte di vernice, lei era altro. E io volevo farglielo vedere.
Farglielo scoprire quel maledetto lato, quei bisogni nascosti e poco opportuni.
Ma così forti, così primitivi da sovrastare qualsiasi patto, qualsiasi coscienza.
Qualsiasi anima, anche la più pura di fronte al mondo.
Ora mi sento una merda per quello
che le ho fatto. E, soprattutto per quello che le ho detto. E non detto.
Sono disteso sul mio letto, un
braccio a pesare sugli occhi. E penso.
Non vorrei, ma penso. Fino a
quando il sole inizia a spuntare oltre il tetto del suo appartamento.
Penso che avrei dovuto dirle che
mi sarebbe piaciuto rivederla ancora. Magari uscirci a cena una sera. O al
locale di ieri notte.
Ma non è da me. Io non do
appuntamenti. Io non mi innamoro.
Vaffanculo, non mi innamoro.
Lancio contro il muro il
cellulare che suona.
Mi sono davvero rotto il cazzo di
tutto e di tutti.
***
Ovviamente non l’ho più vista né
sentita.
Sono passati cinque giorni. Dalla
finestra di casa sua sono riuscito ad intravederla solo un paio di volte. Lei
non si è mai voltata verso di me. Gira poco per casa, non so dove cazzo passi
il tempo quando non è al lavoro.
In compenso quel coglione che
vive con lei mi ha fissato più di una volta fermo davanti alla finestra.
Chissà se glielo ha detto. Non mi
stupirei data l’idea che mi sono fatto su di lei.
Non è un problema mio.
Il mio reale problema è che non
mi porto più a casa nessuna da cinque maledettissimi giorni. E il problema
ancora più grande è che non ho nessuna voglia di farlo.
Vediamo se riesco a recuperare il
mio spirito di conquista stasera. Tra poco passo a prendere Emmett e usciamo a
farci una, due, trecento birre.
Lui ne ha bisogno quanto me visto
che la ragazza di cui si è perdutamente innamorato sposa un altro tra qualche
giorno.
L’altra notte è stata da lui. Secondo
Emmett è stata la notte più bella della sua vita. Hanno fatto l’amore per ore e
ore. Ma lei continua a voler sposare l’altro. Chissà perché poi, visto che da
mesi ormai questi due si rincorrono.
Sguardi languidi, messaggi non
verbali chiari come il sole. Tutto reciproco. Tutto molto evidente per chi vuol
vedere come le cose in realtà stanno.
Quanto tempo passato al bar dove
spesso le due ragazze chiacchieravano e si confidavano dopo il lavoro. Tutto
perché lui doveva vedere Rosalie, ovviamente. Tutto per farle capire che lui
c’era.
Per non parlare dei pedinamenti a
cui mi ha costretto fuori dalla libreria dove lavora Bella aspettando il
consueto arrivo di Rosalie alle sette, o il sabato mattina alle undici. E’ lì
che l’ho vista per la prima volta. Ed è lì che sono tornato di nascosto da
Emmett per osservarla da solo più volte. Dove ho imparato a riconoscere il suo
umore. Dove ho sentito chiamarla per nome. Dove l’ho vista impegnata e
apprezzata. Competente e intelligente. Immersa completamente nei libri quando
tentava di riassumere la storia a qualche cliente. Gli occhi perennemente
lucidi. Profondi. Buoni.
Quando quella sera, poi, si è
accesa la luce dell’appartamento di fronte
e l’ho trovata a guardarmi persa e un dito in bocca, non potevo credere
fosse lei. Ho temuto di avere un’allucinazione, di sognarla. Di desiderarla al
punto di immaginarla così, in preda al desiderio per me. Invece era tutto vero.
Impossibile, ma dannatamente vero.
Il destino, a volte, ha davvero
fin troppa fantasia.
Per settimane Emmett mi ha fatto
seguire le due ragazze. E’ così che abbiamo pianificato l’incontro poco casuale
al locale durante l’addio al nubilato. Loro, poi, ci hanno dato un assist
perfetto mettendosi a giocare a calcetto. Non sono servite parole con Emmett.
Uno sguardo è bastato per capirci e procedere.
Le furtive carezze e il bacio sapientemente
rubato dal mio amico hanno fatto il resto. E’ bastato così poco per farle
cadere nella trappola. Trappola che poi ha portato all’inevitabile. Finalmente
per quei due.
Peccato che poi la ragazza abbia
fatto marcia indietro. Emmett questo non l’aveva tenuto in considerazione.
Povero illuso. Io glielo avevo detto che le donne sono così. Le donne sono
questo.
Dolore. Abbandono. Abbandono.
Dolore.
Tu ci metti il cuore e loro lo
calpestano. Prima o poi lo fanno. E’ garantito.
Una scopata è più che
sufficiente. Avanti la prossima e sei immune a qualsiasi dolore.
Ma lui non è del mio stesso
pensiero.
Lo vedo aspettarmi seduto sul
marciapiede davanti a casa sua. Cazzo, mi sembra un quindicenne alla prima
batosta amorosa. Non si può davvero vedere.
<<Sali coglione>> lo
incito dal finestrino abbassato.
<<Facile per te>>
ribatte accasciandosi sul sedile.
<<Non rompere le palle eh.
Stasera non voglio musi lunghi chiaro?>>
<<Chiaro,
chiaro.>>Poco credibile vista l’espressione vacua che mi regala.
Alzo la musica a manetta, quella
che in teoria ti permette di non pensare.
Non credo valga per lui stasera.
E, forse, nemmeno per me.
Arriviamo al “Loco Loco” che
saranno quasi le undici dopo aver passato altri due locali.
Zero conquiste. Due o tre ragazze
arrapate mandate a quel paese. Per me
oggi solo chiacchiere, confidenze raccolte dal mio amico in piena crisi. E
alcool a volontà ad annebbiare i sensi. Più i suoi che i miei a dire il vero.
Ascolto Emmett e continuo a
chiedermi dove sia, cosa faccia. Per questo bevo e per questo mi concentro
sulla vita e i casini di un altro, ma non serve a niente.
Emmett non sa assolutamente
niente di quello che sta succedendo.. O meglio, sa che me la sono scopata. E
alla grande. Ma niente di più.
C’è già un casino di gente
essendo venerdì sera. Non devo cercare troppo a lungo in giro. La vedo praticamente
all’istante.
E’ come se fosse illuminata da un
occhio di bue. Uno di quelli da palcoscenico. Non so se rendo l’idea.
E’ seduta da sola al banco e
parla con il barman. Altro coglione. Si circonda di coglioni quella.
Sorride mentre lui le prepara
qualcosa con occhi maliziosi. Sorride ma non come sempre. E’ un sorriso amaro.
Io lo so. Lui non credo.
C’è molta confusione e la musica
alta. Quando le porge il bicchiere le si avvicina all’orecchio e le parla più a
lungo di quanto serva. Con una mano le accarezza il braccio. Ok, ho visto
troppo. L’alcool che ho in corpo fa il resto. Improvvisamente la rabbia ha il
sopravvento e la leggera sbronza mi abbandona.
Vedo tutto con estrema, troppa
lucidità.
Lascio Emmett in attesa delle
nostre birre e mi avvicino.
<<Buonasera. Cocktail
interessante vedo. Toglile le mani di dosso.>>
<<Era una buonasera. Ora
credo sia finita>> ribatte lei trascinando un po’ le parole.
Cazzo, ha bevuto. Decisamente più
di me.
<<Non credo sia tu a
decidere cosa io debba fare delle mie mani>> risponde l’amico dietro al
banco.
Risposta sbagliata.
<<Vogliamo
scommettere?>> lo gelo con lo sguardo. E’ meno coglione di quanto
pensassi visto che gira sui tacchi e se ne va a servire altre ragazze poco più
in là.
Bella, visibilmente indispettita,
fa per alzarsi e barcolla nonostante indossi scarpe basse.
La agguanto per le spalle e la
rimetto in equilibrio.
Dio come è piccola senza i
tacchi. Così fragile. Così arrabbiata. Così bella.
<<Arrivederci Edward. Anzi
spero di no>> mi liquida.
<<Dove pensi di
andare?>>
<<Via, non si vede?>>
<<Non credo tu sia in grado
di guidare>> tento di protrarre in qualche modo la conversazione.
E mi scopro preoccupato per lei.
<<Non sono affari tuoi.>>
<<Ti accompagno a casa.>>
Ride come se avessi fatto la
battuta più divertente del mondo. Non capsico. E la cosa mi dà altamente sui
nervi.
<<Cosa c’è di così
divertente?>> le chiedo stizzito.
<<Niente. Non c’è più
niente di divertente!>> mi urla contro improvvisamente seria e nera in
volto.
Si volta e sbatte contro due
ragazzi facendoli rovesciare rovinosamente le birre sui pantaloni. I due la
guardano in cagnesco. Allora capisco di non avere più margine. Intervengo. Come
l’istinto mi dice. Come il cuore mi dice.
La agguanto da dietro, la giro e
me la carico in spalla.
<<Mettimi subito giù!>>
grida e sbatte le gambe in aria. E’ una situazione surreale. Ma sono troppo
incazzato per rendermene conto.
<<Adesso andiamo a casa.
Hai combinato già troppi danni per stasera mi pare.>>
Mi colpisce ripetutamente la
schiena con i pugni. Ma non mi fa male. Mi piace sentire le sue mani su di me.
Anche così, anche adesso. Sono completamente fuori.
<<Brutto bastardo, lasciami
stare!>> sento la sua voce sovrastare la musica.
Passo davanti a Emmett che mi
guarda piuttosto perplesso. Ma divertito, a quanto sembra. Almeno sono riuscito
a farlo ridere. E’ qualcosa.
<<Amico, la porto a casa
prima che si faccia picchiare da qualcuno. Offri due birre ai tipi laggiù da
parte mia. Ci si sente dopo, ripasso a prenderti.>>
<<Tranquillo, ci sentiamo
domani. Torno in taxi…Ed!>> mi richiama mentre ormai mi sto allontanando
<<Trattala bene. Mi raccomando …>>
<<Lo farò>> prometto.
E porca miseria, sto dicendo la verità.
Avanzo tra la folla con Bella sempre
caricata sulla spalla, ma ormai ferma. Un gomito appoggiato su di me a
sostenersi il mento. Credo abbia il broncio, ma ha smesso di divincolarsi. Ora
che sono fuori dal casino, mi fa sorridere il pensiero della scena a cui le
persone hanno assistito.
Arrivo alla fine del marciapiede,
devo solo attraversare la strada per raggiungere la mia macchina.
<<Se non mi metti
immediatamente giù ti vomito sui pantaloni. Io ti avviso.>>
<<Vomita. Non mi interessa.
In caso me li tolgo. Ti metterò giù solo per caricarti in auto. Quindi è
inutile che sprechi fiato.>>
Grugnisce arrabbiata.
Non ho intenzione di mollarti Bella. Sappilo.
Con fatica e una sottile paura di
farla cadere, estraggo le chiavi dalla tasca. Apro la portiera e la adagio il
più delicatamente possibile sul sedile. Si accomoda più docilmente del
previsto.
Chiudo la porta e salgo. Metto in
moto. Parto.
Lei non dice più una parola.
Tiene gli occhi chiusi e la testa
appoggiata al sedile.
La osservo tra una curva e
l’altra. Poi, mentre sono fermo ad un semaforo, il chiarore di un lampione mi
mostra il suo volto rigato dalle lacrime.
Non so cosa dirle. La conosco
quando è sorridente, quando è concentrata sul suo lavoro. Quando ascolta la sua
amica e la rincuora. La conosco quando è in preda al piacere. Quando è furiosa.
Ma non l’ho mai vista triste. Mai.
<<Tranquilla, tra un po’
siamo arrivati a casa>> decido di parlare.
<<Casa…>> ripete a
bassa voce.
<<Sì, casa>>
confermo.
Le lacrime scendono ora copiose.
Singhiozza. Non posso andare avanti così.
Accosto.
<<Avanti Bella, cosa cazzo
succede?>> chiedo.
<<Non ho più una casa! Ecco
cosa cazzo succede!>> urla guardandomi fisso negli occhi.
Sono spiazzato, non capisco.
<<Ho lasciato Jake. L’ho
lasciato perché mi sono lasciata scopare da un coglione! Un coglione che poi mi
ha sbattuto fuori dalla porta e ha continuato la sua vita come se niente fosse!
Come se non fossi mai esistita, come se fossi stata una delle tante puttane che
si sbatte contro quel maledettissimo muro! Io non sono così Edward! Non sono
così! Non posso fare finta che non sia successo niente …non posso!>>
scende dall’auto e la vedo inginocchiarsi a terra in preda ai conati di vomito.
<<Tu non sai niente di quel
coglione! Non sai un cazzo di me!>> ribatto furioso uscendo dall’auto.
La raggiungo. E la prima cosa che
mi viene da fare, la prima in assoluto, è inginocchiarmi dietro di lei e
abbracciarla stretta aspettando che si calmi. La stringo per tenerla insieme,
la stringo perché i pezzi in cui l’ho rotta rimangano insieme. Perché lei non
merita di rompersi. Non lo merita, cazzo.
Si lascia abbracciare la piccola
Bella. Piange non so per quanto tra le mie braccia, mentre le persone ci
scavalcano e osservano incuriosite.
<<Andrà tutto bene Bella,
vedrai. Andrà tutto bene>> le dico non mollandola di un centimetro.
La raccolgo da terra infiniti
minuti più tardi, stremata.
La rimetto in auto e la porto a
casa mia.
Salgo le scale con lei in braccio
addormentata. Sfinita.
Mi abbraccia e la sensazione che
mi dà il suo volto ancora umido appoggiato alla mia spalla è qualcosa che non
ho mai provato prima in vita mia. Qualcosa che non avrei mai pensato di sentire.
La distendo sul mio letto.
Le tolgo i jeans e la canottiera.
Rimane in slip e reggiseno. Mi soffermo un attimo ad ammirare quel corpo
minuto, ma perfetto. Perfetto per me. Per i miei occhi. Le mie mani.
Se solo potessi amare qualcuno, amerei lei, mi ritrovo a pensare.
La lascio riposare e mi butto,
stanco e divorato dai sensi di colpa, sul divano.
***
Non so che ora sia. Apro gli
occhi e non riconosco il letto in cui mi trovo. Non riconosco la stanza, né i
mobili.
I quadri illuminati dalla lieve
luce di un abatjour sono il mio unico indizio. Un uomo e una donna che fanno
l’amore. Bianco e nero. Uno più uno. So dove sono.
Ora ricordo anche qualcosa.
Il suo volto infuriato quando mi
ha trovata al locale e ha visto le mani del barman su di me.
La vista della sua enorme schiena
quando mi sono ritrovata appoggiata alla sua spalla come un sacco di patate.
E poi la morsa del suo abbraccio
quando mi sono accasciata a terra in preda alla più cieca disperazione.
Poi più niente. Solo lacrime,
lacrime, lacrime.
Tento di alzarmi dal letto e
vengo colpita da una potente emicrania.
Ecco cosa succede quando bevi troppo Bella. Cretina.
Aspetto che il martello che ho in
testa rallenti un po’, poi mi metto in piedi.
Scorgo una luce fuori dalla
stanza e, senza fare rumore, esco dalla
camera da letto.
Trovo Edward addormentato sul
divano, solo i boxer addosso.
Contemplo quel corpo perfetto e penso
a quanto sia stato carino da parte sua portarmi qui e cedermi il letto.
Una cosa non da Edward. O forse
si, invece.
Conosco così poco questo ragazzo,
eppure lo sento vicino come mai nessuno prima. E lui conosce me come mai nessuno
prima. Mi tocca nelle viscere, in un profondo che nemmeno sapevo di avere. E’
assurdo.
Raggiungo la cucina e bevo un po’
d’acqua direttamente dal rubinetto.
<<Le aspirine sono
nell’armadio sopra di te>> mi informa la sua voce.
Sobbalzo per lo spavento. Mi
asciugo la bocca con la mano. E’ fermo sull’uscio della cucina, appoggiato allo
stipite. Le braccia incrociate.
Lo guardo solo il tempo
necessario per ricordarmi quanto sia bello. Quegli addominali. Quei bicipiti.
Quel viso. Quei boxer gonfi. Tutto.
<<Grazie>> allungo un braccio per aprire la porta che mi
ha indicato. Effettivamente ho proprio bisogno di qualcosa. La testa mi si sta
spaccando in due.
<<Lascia, faccio io>>
dice quando nota la mia incontrollabile espressione di dolore.
Non protesto. Mi siedo con un
piccolo salto sulla penisola. Gli sgabelli sono dalla parte opposta e non ho
voglia di spostarmi. Non ora che mi è così vicino da poter sentire il suo
odore.
Dio, sono ancora ridotta così.
Mi porge un bicchiere d’acqua e
una pasticca bianca che sono una benedizione.
Inghiotto il tutto raccogliendolo
dalle sue mani e indugiando un attimo di più quando gli sfioro le dita.
No, sono messa anche peggio.
<<Chiamo un taxi e mi
faccio portare da Rosalie>> lo informo sforzandomi di formulare una frase
intelligente e razionale.
Mi guarda serio.
<<Non ce n’è bisogno. Puoi
restare qui.>>
<<Non voglio disturbarti
oltre.>>
<<Ho detto che puoi
restare. Se disturbassi non saresti qui.>>
<<Ok>>
<<Ok>>
Silenzio. Lo fisso. Mi fissa.
<<Perché non vuoi provare
ad amarmi Edward? Perché? Cos’ho di sbagliato?>> mi esce tutto d’un
fiato. Anni e anni di silenzi, anni e anni di inghiottimento forzato di
sensazioni, emozioni, paure e rabbia. E ora me ne esco con questa domanda. A
Edward.
E non credo nemmeno di essere più
ubriaca.
<<Bella …>> cerca di
ribattere ma si pente subito e si blocca.
Dovevo aspettarmelo, cosa volevo
sentirmi dire? Cosa?
<<Non importa Edward. Lascia
stare>> chino il capo, le mani strette intorno al tavolo.
E’ allora che le sue dita si appoggiano
sulle mie braccia. Salgono fino alle spalle.
<<Guardami Bella.>>
Obbedisco, ma a fatica. Ho gli
occhi colmi di lacrime.
<<Non sei tu, chiaro? Non
sei tu. L’incasinato sono io. Il lato buio è solo mio.>>
Guardo quei pozzi profondi dove
mi sono persa completamente senza sapere come, senza avere scelta, già dal
primo aggancio.
<<Baciami Edward>>
non voglio sentire altro. Perché non ha ragione. Perché, io, il mio lato scuro
l’ho visto. E non era così tremendo. Non era così sbagliato. Ha fatto male, a
me e a chi mi era accanto. Ma è parte di me. Come è parte di lui. Se io posso
amarlo nonostante il mio lato buio, lui può amare me nonostante il suo. Questo
lo so per certo.
Perché l’unica cosa di cui in
questo momento sono sicura è che amo l’uomo che ho di fronte.
Non so come sia potuto accadere, non
so perché. Ma so che è così.
<<Baciami Edward… >>
Glielo ripeto perché è ancora
immobile.
<<Bella, io non posso darti
quello che vuoi, non posso essere quello che vuoi.>>
<<Non mi interessa con chi
eri ieri o con chi sarai domani. Ma adesso stai solo con me. Baciami Edward,
per favore>> ancora.
Mi fissa, evidentemente spiazzato
dalle mie parole.
Non serve però che io glielo
ripeta ancora.
Una mano mi agguanta da dietro la
nuca. L’altra il volto.
Due labbra di fuoco mi prendono
in ostaggio.
Lo bacio come se non ci fosse alcun
nuovo giorno. Mi bacia come se non ci fosse alcun futuro.
Mi prende in braccio e mi
avvinghio al suo corpo. Lo tocco ovunque. Braccia, viso, collo, capelli.
Lo sapevo che mi voleva. Lo
sapevo dall’istante in cui è comparso in cucina. Avevo il sordo timore che
fosse solo una mia illusione, invece non è così. Ora ne ho la certezza. Ora che
lo sento premere contro di me. Duro.
Si stende sul letto
accompagnandomi e spingendomi verso il centro.
Arretro per fargli posto.
Si posiziona sopra di me e in un
secondo non ho più gli slip e il reggiseno.
Agguanto l’elastico dei suoi
boxer e, mentre lui mi accarezza preparandomi a quel che sarà, glieli sfilo
liberando la sua mascolinità.
Non so farne a meno. Lo spingo
leggermente per le spalle e lo faccio distendere. Non si oppone.
Gli salgo sopra e lo bacio.
Lecco le labbra.
Lecco il mento.
Lecco il torace e gli addominali.
Lecco la cresta iliaca e i peli
che arrivano all’ombelico.
Lecco il pube.
Inspiro profondamente.
E faccio quello che ho desiderato
dal primo istante in cui l’ho visto.
Lecco il suo sesso.
Mi esalto sollevando gli occhi e
vedendo la sua espressione di puro godimento.
Allora non mi fermo. Non ho mai
preso iniziative di questo tipo. Ma con Edward posso. Con Edward ci riesco.
Lo accarezzo, lo bacio, lo
stimolo e lo succhio finché le contrazioni del suo bacino diventano potenti. Lo
sento gemere forte. Sempre più forte.
Le sue mani mi prendono di forza
e mi scaraventano di schiena sul materasso. In un lampo mi è sopra. In un
attimo mi è dentro.
<<Cazzo Bella, non ce la
facevo più…>> sussurra spingendosi a fondo.
Lo accolgo come una benedizione.
Come il pezzo mancante del mio puzzle. E’ perfetto. E’ tutto perfetto quando
lui mi è dentro.
Muovo il bacino contro il suo
assecondando il ritmo che propone.
Allungo le mani dietro la mia
testa e stringo forte le lenzuola lisce e profumate. Prima sapevano di lui. Ora
sanno di noi.
Spingo ancora e lui di più.
Stringe gli occhi e l’espressione
di piacere sul suo volto mi lancia verso l’infinito.
Grido perché non so trattenermi.
Grido perché mi piace e voglio che lo sappia. Grido perché lo amo e sono
disperata all’idea di non poter avere più tutto questo dopo questa notte.
***
E’ domenica 11 settembre.
Sono le nove e mezza di mattina e
c’è un gran trambusto in casa di Rosalie.
Da qualche giorno vivo da lei in
attesa di trovare un piccolo appartamento adatto alle mie necessità e finanze.
Ho affrontato nuovamente Jake
che, dopo aver sfogato tutta la sua rabbia, dopo ore di urla e recriminazioni, si
è detto pronto a perdonarmi e a ricominciare.
Purtroppo quella che non vuole
più riprovarci sono io. Non con lui.
In poche settimane sono completamente
cambiata. Edward mi ha cambiata. Quello che mi ha fatto sentire, quello che mi
ha fatto vedere di me stessa non posso e non voglio ignorarlo. Mi sento più vera e di nuovo padrona della
mia vita.
L’unica, l’unica cosa che mi
manca per sentirmi completa è lui. E non è poco, purtroppo.
Ma so che non accadrà. Devo farmene
una ragione e andare avanti meglio che posso finché mi passerà.
Se passerà.
Quella notte a casa sua abbiamo
fatto l’amore più e più volte. Prima in modo passionale, poi tenero. Poi altre
carezze e baci. Ovunque. E in doccia. E sul divano. E con il viso e le mani
impiastricciate di Nutella dopo colazione. E abbiamo parlato, parlato, parlato.
Mi sono ritrovata a dover
chiamare in libreria e darmi malata. Sono stata da lui fino a mezzogiorno
passato.
<<Non ho mai fatto sesso
due volte con la stessa donna>> mi ha fatto notare dopo il terzo orgasmo.
<<Tranne con me>> ho
precisato con un sorriso compiaciuto. Avrei voluto anche dirgli che il nostro
non era solo sesso. No, non lo era. Ma non l’ho fatto. Sarebbe stato inutile.
Edward non è stupido, né cieco. Non vuole vedere. Non vuole sapere.
Sorrido, guardando fuori dalla
finestra della stanza degli ospiti che la famiglia di Rosalie mi ha messo a
disposizione. Decido di farmi un regalo e lascio la mente libera di tornare là,
con lui. E’ l’unica cosa che posso fare per sentirlo ancora vicino. Ancora un
po’.
Rivado più volte ad ogni
particolare di quella notte. Ogni attimo. E ogni parola.
Il ricordo che ho più caro non è
legato, tuttavia, ad uno dei picchi di piacere che mi ha fatto raggiungere.
Eravamo ancora abbracciati a
letto. Mi baciava i capelli. Lo accarezzavo sul petto.
<<Chi ti ha fatto del male
Edward per rinunciare a tutto questo?>> gli avevo chiesto senza paura né
ironia.
Non aveva risposto subito. Ma il
mento era fermamente appoggiato sui miei capelli, il che mi aveva fatto ben
sperare. Poi la sua voce morbida aveva iniziato raccontarsi.
<<Mia madre se n’è andata quando
avevo cinque anni. Se n’è andata lasciando me piccolo e mio padre innamorato.
Se n’è andata con uno di dieci anni più giovane. E non si è più fatta vedere né
sentire da nessuno di noi>> si era fermato.
Io ero rimasta immobile e in
silenzio rispettando lo sforzo che ero certa stesse facendo nel dirmi quelle
cose.
<<Mio padre non è stato in
grado di farsi una ragione del suo abbandono, né una vita. L’ha cercata per
settimane, mesi. Senza esito. Venivo lasciato ora da qualche parente, ora da
qualche amico di famiglia. Da una casa all’altra. Da un braccio all’altro.
Finché tornò a riprendermi. Pensavo che i tempi difficili fossero finiti.
Invece erano appena iniziati. Perse il lavoro. Visse di lavori saltuari e mal
pagati. Si buttò nell’alcool. Poi nella droga. Gli fu tolta la patria podestà
quando io avevo dodici anni e fui parcheggiato in una casa famiglia visto che i
nonni erano nel frattempo morti. A diciotto anni appena compiuti decisi che
poteva bastare. Emmett, mio amico fin dalle elementari ,mi ha procurato un lavoro
nell’azienda di famiglia. Lavoro, scuole serali. E una voglia di rivalsa sulle
donne continua. Fin dall’inizio. Mai nessun sentimento. Mai nessuna emozione. Ho
visto un uomo, mio padre, completamente distrutto dall’amore. Ho visto un uomo
perdere tutto per una donna. La dignità. La speranza. E ne vedo in
continuazione. Tutti soffrono, tutti quando danno il cuore a qualcuno. A me
tutto questo non accadrà, Bella. Questa è la mia scelta.>>
Non gli avevo risposto niente. L’avevo
solo e semplicemente baciato. Baciato forte. Con tutto l’amore che potevo
trasmettergli.
Avevo capito, finalmente, che la
colpa non era mia. E gli ero grata di avermi liberato da quel peso. Non potevo
fare di più per lui. Non potevo salvarlo dalle sue paure, non potevo buttare
giù i suoi muri. Non ne ero capace. Avevo tutto il mio amore da dargli, ma lui
non lo voleva. Era fin troppo chiaro.
Abbiamo fatto l’amore un’ultima
volta, poi un taxi mi ha portata qui.
Il chiasso fuori dalla mia stanza
mi riporta alla vita di adesso. Tra poco meno di due ore la mia amica arriverà
in chiesa.
Abbiamo parlato molto dopo il mio
arrivo. Lei, io, abbiamo raccontato tante, troppe, cose che avevamo nascosto e
lasciato in sospeso.
Adesso so cos’è successo la notte
dell’addio al nubilato. E so quello che è successo i mesi prima. I loro
sguardi, i loro discorsi senza parole.
Non ha mai smesso di sentire
Emmett. Messaggi, telefonate. Ma non si sono più visti. Almeno non da soli e in
una camera da letto. Al caffè con me un paio di volte. Fuori dalla libreria
dove lui, solo, la aspettava. Ma ovviamente nulla si è chiarito.
Quello che invece è molto chiaro
è che non conoscevo nemmeno la metà di quel che nascondeva nel cuore la mia
migliore amica.
E la cosa è reciproca.
Non mi sono permessa di giudicare
nessuna delle sue azioni, non ho voluto
commentare nessuna sua scelta o non scelta.
Il lato scuro dell’amore,
evidentemente, è presente in ognuno di noi.
Nessuno può sapere quando e come
uscirà. O grazie a chi. Ma lo farà. Prima o poi.
Dove ci condurrà, questo è un
mistero. Ma è un rischio che va corso. D’altro canto, non ti dà scelta.
Per quanto riguarda Rosalie, non
è più convinta di sposarsi. Mi chiedo se lo sia mai stata. Non ha dormito
stanotte, né le notti precedenti interrogandosi sulla cosa giusta da fare.
Da parte mia, l’unico consiglio
che ha ricevuto, è di fare quello che si sente. Ad ogni costo.
E ha avuto la promessa che
qualunque cosa decida di fare io sarò al suo fianco. Sempre.
Qualcuno bussa alla mia porta
distogliendomi dai pensieri.
<<Avanti.>>
<<Ciao Bella>> resto
spiazzata dalla comparsa di Mike con il suo abito da sposo addosso.
<<Mike, cosa succede? Che
ci fai qui?>>
<<Bella>> spiega in
evidente imbarazzo <<per favore vai da Rosalie. Le ho appena detto che
non posso sposarla…>>
<<Cosa hai fatto?>>
sono completamente interdetta da quello che sto sentendo.
<<Mi dispiace. Io non sono
più sicuro di lei…la vedo cambiata da mesi, Bella. Per me non è più innamorata.
E io non voglio sposare una donna che non è al cento per cento mia.>>
<<Mike cosa diavolo stai
dicendo? Lo sai che Rosalie è da sempre persa per te>> mento.
<<Me l’ha confessato Bella.
Mi ha detto che non sente per me più quello che sentiva. Non serve che la
copri. Io queste cose le sento subito. Va bene così. Ho già avvisato in chiesa
e tutto il parentado. Ora vai da lei. Non credo stia molto bene…>>
<<Beh, non lo credo,
no…>> lo liquido mentre mi avvio verso la camera di Rosalie. Avevo
ragione. Mike avrebbe mollato Rosalie per molto, molto meno rispetto a quella
che è la realtà.
E se non l’avesse fasto oggi, lo avrebbe
sicuramente fatto tra qualche mese o anno.
In fondo al mio cuore so che ha
salvato la vita della mia amica. Lo so. E riesco ad essergli perfino grata.
Non mi resta che stringere forte
la mia amica in lacrime sul suo letto e nel suo stupendo abito da sposa che, ormai,
non verrà usato.
***
C’è pochissima gente in spiaggia
oggi nonostante sia domenica. Il tempo non è dei migliori, ma forse le nuvole
in lontananza gireranno al largo e faranno cadere altrove le loro lacrime.
Almeno spero, visto che ho
addosso ancora il vestito da cerimonia con due sottilissime spalline che
coprono le spalle. E nient’altro.
Le scarpe eleganti sono
appoggiate inermi poco distante, mentre
i miei piedi nudi affondano ripetutamente nella sabbia morbida e ormai fredda.
La cantilena delle onde mi tiene
compagnia e mi permette di rilassarmi dopo una giornata a dir poco difficile.
Finalmente tutto sembra tornato
alla calma, almeno apparentemente. I genitori di Rosalie si sono parzialmente ripresi
dalla shock del matrimonio della loro unica figlia sfumato a poche ore dal sì.
I parenti hanno lasciato gli
hotel e la chiesa dopo migliaia di domande e accuse a destra e a manca.
Rosalie, una volta chiarito tutto
con i genitori, ha chiamato Emmett per avvisarlo di quanto era accaduto. Era
evidentemente sollevata dalla scelta di Mike. Non so se lei avrebbe mai avuto
il coraggio di lasciarlo. Ma forse nemmeno di dirgli sì per la vita.
Emmett si è presentato nel tardo
pomeriggio accompagnato da Edward. A quel punto me ne sono andata io.
Era troppo per me assistere al
loro amore libero di sbocciare, mentre il mio doveva forzatamente restare chiuso
nel cuore.
Era troppo per me avere Edward
così vicino e non poterlo abbracciare. O baciare. Non poter contare sul suo
sostegno in un momento in cui ne avrei avuto tanto bisogno.
Un rapido saluto, uno sguardo di
dolore e mi sono ritrovata catapultata qui sulla spiaggia dove per la prima
volta mi ha sfiorata con le sua dita. Dove ho perso completamente me stessa per
ritrovarmi diversa. Nuova. Sola.
La musica del “Loco loco” mi
raggiunge da lontano. Presto inizierà ad arrivare più gente, il volume verrà
alzato per l’ultimo giorno di apertura, allora me ne andrò. Nel frattempo mi
godo ancora un po’ questa pace.
Chiudo gli occhi ed inspiro forte
l’aria salmastra di fine estate.
Mi sembra di immaginare le mani
di Edward accarezzarmi le spalle. Mi sembra di sentirlo sedersi alle mie spalle
con le gambe larghe ad accerchiare le mie e posizionare il viso nell’incavo del
mio collo.
E’ così maledettamente realistica
la sensazione del suo respiro sulla guancia.
Provo a lasciarmi cadere
indietro, certa di dover immediatamente recuperare l’equilibrio per non finire
sdraiata.
Invece trovo qualcuno di solido a
sorreggermi. Mi lascio andare.
Sorrido. E’ il suo profumo quello
che sento. La pelle morbida delle sue braccia che mi sfiora. Le mie piccole
mani strette ancora una volta nelle sue. La sensazione è impareggiabile.
Inconfondibile.
<<Mi hai trovata>>
sussurro.
<<Già>> è la sua
risposta. Un bacio leggero mi viene posizionato sulla tempia.
Sarebbe tutto perfetto anche solo
così per me.
Lo sento mio, mio ancora per un
po’. Ancora per una volta.
Invece mi sorprende come solo lui
sa fare.
Non avrei mai potuto immaginare
qualcosa di così emozionante. Con lui, mai.
Lo sento rovistare nei pantaloni.
Mi infila dolcemente un auricolare nell’orecchio. Uno nel mio, l’altro nel suo.
Armeggia con il cellulare davanti ai miei occhi. Lo vedo entrare in una
playlist e selezionare una canzone.
<<Non sono bravo con le
parole Bella. Mai stato e mai lo sarò. Questo penso tu lo abbia capito
…>>
Sorrido e annuisco continuando a
guardare il mare diventato ormai color oro.
I primi accordi suonati da un
pianoforte iniziano a farmi vibrare il cuore.
<<Non ti prometto la fiaba
Bella, non so se esiste nella vita reale il lieto fine …>>
Un groppo mi serra la gola. Non
può essere. Non può essere.
I'm not a perfect
person
There's many thing I wish I didn't do
But I continue learning
I never meant to do those things to you
And so I have to say before I go
That I just want you to know ….
There's many thing I wish I didn't do
But I continue learning
I never meant to do those things to you
And so I have to say before I go
That I just want you to know ….
<<…ma se c’è una persona al
mondo con cui voglio provarci, quella persona sei tu. Se ancora lo vuoi.>>
…I've found a reason
for me
To change who I used to be
A reason to start over new
And the reason is you… (The Reason – Hoobastank)
To change who I used to be
A reason to start over new
And the reason is you… (The Reason – Hoobastank)
Le lacrime dovute a tanta
emozione ed incredulità non aspettano il via per scendere.
Edward mi stringe forte ed io
annuisco e annuisco ancora a conferma di una promessa che ho nel cuore e che
non ha bisogno di essere urlata al cielo.
Ma a lui sì. Lo so.
Tengo con una mano l’auricolare
per ascoltare le ultime note della sua dichiarazione di fiducia e amore.
Mi volto e gli accarezzo i
capelli, gli occhi. La bocca.
E’ mio. Si è dato e io non lo
deluderò. Lo so per certo.
Perché quando una persona ti dona
il suo lato più oscuro, quanto tu continui ad amarla nonostante quello e
nonostante tutto, niente, niente potrà impedirti di amarla per il resto della
tua vita.
<<Sei il mio pezzo mancante
Edward Cullen. Sei ciò che mi completa e che mi rende migliore. Mi rende vera… quella
che sono…>>
Sorride.
Lo amo con tutta me stessa, con
tutte le mie forze.
<<Spero tu ti piaccia …>>
sghignazza decisamente più rilassato.
Lo prendo per mano e corro
portandolo dietro una cabina che ci nasconde come può al mondo.
<<Adoro essere come sono…
con te…sempre.>>
Gli bacio le labbra. Lo accarezzo
con la lingua. Mi risponde con audacia e mani di fuoco. Il nostro mondo ci si
spalanca di fronte.
Abbiamo iniziato.
Adesso abbiamo davvero iniziato.
*
*

Finalmente sono riuscita a iniziare a leggere questo Contest!
RispondiEliminaDunque, questa storia mi è piaciuta molto, la trama, seppur non nuovissima, è cmq interessante ed è stata ben sviluppata, bella l'idea di Emmet ed Edward che seguivano Rose e Bella già da un bel po'. I personaggi sono ben caratterizzati anche se il loro carattere è appena accennato e il lieto fine, con Edward che decide di provarci, di smettere di essere un puttaniere e non rinunciare a Bella, ci sta proprio bene, brava. La scrittura è scorrevole e la storia ben scritta, anche se è presente qualche refuso e, secondo me, c'è qualche frase troppo lunga che perde un po' in scorrevolezza. Un'ultima cosa: il tuo mi sembra uno stile nuovo, che non ho mai trovato nei Contest precedenti, è impressione mia?
Grazie di aver condiviso con noi la tua storia!
E' la prima storia che leggo del contest e mi è piaciuta tantissimo. E' scritta molto bene, scorrevole e mi ha trasmesso tantissime emozioni. Dall'ansia quando provava a ritrovare il rapporto (ormai perso) con Jacob, all'eccitazione nel vedere la passione di Edward... agli occhi lucidi quando Edward le ha messo l'auricolare nell'orecchio. Adoro i lieto fine ed il tuo è perfetto per questa storia!
RispondiEliminaBravissima!!!
Prima storia, primo commento a caldo. La trama non e' delle piu' originali ma hai saputo raccontarla con uno stile moderno, un po' ironico e un po' romantico e senza dubbio diretto e divertente. I personaggi sono credibili e il finale dolce mi piace tanto. Amo tutti gli Edward che leggo...chissa' perche', ma qui anche Bella mi ha conquistata con la sua schiettezza e semplicita'.
RispondiEliminaUn buon lavoro.
Ciao
Quanta tenerezza!!!
RispondiEliminaUna bellissima storia romantica !!! Grazie per averla scritta e condivisa con noi!!!
ok devo essere sincera,
RispondiEliminami stavo rassegnando che questi Bella e Edward non stessero insieme...
bella storia è la prima che leggo e diciamo si inizia col botto....complimenti!!
ciao
Tutto è bene quel che finisce bene. Se non è proprio originale è però molto ben scritta e articolata. Brava! Tendenzialmente tendo a preferire gli Edward, ma qui Bella fa una bella figura.
RispondiEliminaJo Tyler
Tutti prima di me l'hanno trovata non originale ma... anche no. O forse ho letto troppo poco del genere per trovarla tale.
RispondiEliminaMi è piaciuta moltissimo. Il modo in cui è scritta, l'Edward altamente erotico che nasconde una fragilità dovuta alla paura del sentimento, una Bella più decisa di tante altre lette in passato. Sì... decisamente un'ottima storia.
Brava... e grazie mille...
La prima volta che ho letto questa storia mi era sembrata, come hanno detto le altre, poco originale nonostante fosse molto ben scritta. Tuttavia è stato solo alla seconda lettura che ho avuto modo di apprezzare davvero la storia d'amore e i due personaggi e mi ha emozionata. Il personaggio di Bella è così ben strutturato, una ragazza dolce ma determinata, fragile ma sicura. Piena di contrasti come forse ogni donna che cela i suoi lati oscuri ma assolutamente realistica. Lei è il vero motore di tutta la storia e io l'ho adorata. Complimenti davvero e grazie per aver condiviso questa storia con noi :)
RispondiEliminaMi è piaciuta davvero ma davvero molto. E devo dire che, se alla prima lettura sono andata avanti veloce e col cuore in gola, perché volevo vedere come andava a finire, è alla seconda, calma rilettura che ho potuto apprezzare tutto quello che hai saputo mettere in questa storia. Pur nel breve spazio di una one shot, sei riuscita a rendere in modo credibile e profondo l'evoluzione psicologica dei tuoi personaggi. Hai dato il giusto respiro ai sentimenti, alle riflessioni, e a una passione bruciante che ha fatto da tramite alle emozioni, che ha connesso due anime con il loro vero io, portando sia Edward che Bella a cambiare un percorso di vita sbagliato per loro, perché fatto di abitudini e paure. Molto interessante anche la prima parte, dove hai descritto alla perfezione come un rapporto possa morire, anche se Bella aveva fatto di tutto per tenerlo in piedi, nel momento in cui si perde la stima dell'altra persona, la connessione mentale ed emotiva: non solo Jake aveva colpevolizzato Bella per nascondere i propri fallimenti, svalutandola per sollevare se stesso; anche Bella, aveva smesso di essere donna, sexy e desiderabile per il proprio uomo, facendo solo e troppo la buona samaritana e finendo per lasciar spegnere l'amore. Per me è anche una storia molto originale, perché il finale non era scontato per niente, e perché hai saputo dosare e legare in modo unico gli elementi della narrazione. Scritta anche molto bene, quindi... che posso aggiungere? Complimenti veramente.
RispondiEliminaStoria molto tenera, anche se al contrario delle altre, soprattutto all'inizio, Bella non mi è piaciuta proprio... se fossi stata in lei avrei mollato Jacob ancora prima di starci insieme.
RispondiEliminaOvviamente dopo aver conosciuto Edward si è ripresa anche se, il suo cambiamento mi è sempre sembrato troppo legato alla figura di Edward... d'altronde come darle torto.
Ho avuto difficoltà all'inizio quando giocavano a calcetto a capire cosa intendevi, poi ho capito che si trattava del bigliardino, scusami ma io lo conoscevo con quel nome.
Comunque queste cose non c'entrano nulla, la storia come detto l'ho trovata tenera, molto romantica e passionale, ovviamente scritta molto bene.
L'unico vero neo per me è stato non mettere la traduzione dei versi delle canzoni.
Grazie
JB
Remake molto molto hot de “La finestra sul cortile”. Se posso dire, molto meglio questa versione che prevede lo scatenarsi di libidinose passioni. Tutto di questa storia mi sconfifera, dal fatto che Jake appaia come un triste omuncolo egoista e meschino, al passato tormentato di Edward, alla capacità di Bella di tener duro davanti all’apparente noluntas del figo spaziale di impegnarsi emozionalmente ed emotivamente. Assai piacevole. E godurievole. E fantastichevole.
RispondiEliminaMi ha ricordato molto 50 sfumature, stanza dei giochi a parte. Carina però e ben scritta. Grazie di aver partecipato.
RispondiEliminaVoto: 2 punti
RispondiEliminavoto 2
RispondiEliminaVoto 1
RispondiEliminaMa è una fottuta traditrice! ahahahahahahhah!
RispondiEliminaLetta senza indugio, storia scorrevole, ben scritta e ben articolata. Non capisco molto bene come qualcuna abbia potuto dubitare che sia tu, voglio dire, nelle tue storie c'è sempre questa sofferenza fin troppo evidente riguardante la condizione di una donna che patisce un confine dato da chi gli sta intorno ma soprattutto dal suo carattere, dalla sua scarsa autostima e da una malinconia sempre, sempre presente. La scelta del tema mi è piaciuta molto, perchè parli di lati oscuri che vogliono essere esplorati, poco importa se si tratta di passione fisica o istinto omicida, e in questo caso Bella vuole solo... sbocciare, oltrepassare un confine forse auto imposto che magari agli occhi del mondo può essere solo la voglia di scopare come se deve, ma in realtà, per com'è fatta lei, quello che ha fatto ha un'importanza life-altering, riuscendo ad impadronirsi di se stessa per cambiare le cose. E' un bel viaggio nella sua testa, questo. Edward è il mezzo, l'uomo che rappresenta il passaporto per la libertà di Bella... lasciando da parte il fatto che, beh, è Edward, quello che ti frega sin dal primo sguardo: in Twilight è bastato che attraversasse la mensa scolastica e in Dark Necessities è bastato che si voltasse a guardare Bella mentre esprimeva tutta la sua "Arte" fottendo una donna di nessuna importanza sapendo di essere guardato. C'è niente di meglio??:D
Mi è piaciuta molto, sai scrivere molto bene e non voglio soffermarmi sull'originalità o meno della storia o del fraseggio, che anch'io riconduco a molte altre storie, perchè trovo che questo tipo di storia raccontata in questo modo sia un passo obbligato per arrivare ad una definizione personale piena, e tu l'hai trattata con garbo, con impegno e con un modo molto, molto bello di scrivere. Hai quella scioltezza che trovo solo in Perry Potter e di cui non smetterò mai di complimentarvi.
Bravissima!
Sparv
A te i miei 3 punti. Congratulazioni e grazie!
RispondiEliminaChiedo scusa in anticipo per la brevità dei commenti, ma sto leggendovi tutte insieme e all'ultimo minuto. Storia scritta bene, scorrevole, hot e romantica. Mi è piaciuta molto! Brava! Cristina.
RispondiElimina3 punti
RispondiElimina1 punto
RispondiElimina2 punti
RispondiEliminaJoTylerP.
2 punti
RispondiEliminaNon ho idea di chi tu sia ma la storia mi è piaciuta moltissimo. Non è molto originale? Ritengo che l'originalità di una storia sia data dal modo di raccontarla, in caso contrario non ci sarebbe più niente da scrivere, a mio parere. Tu hai raccontato questa storia in modo coinvolgente e appassionante e io cerco questo quando leggo.
RispondiEliminaIl fatto che sia scritta molto bene non fa che accrescere il piacere della lettura. Bella mi è piaciuta molto, aveva bisogno di una spinta per mollare quella merda di uomo che aveva accanto e che l'abbia trovata in Edward... beh, che posso dire? lo amo in tutte le salse :D
Edward è stato una sorpresa, mi è piaciuto capire che in realtà sia lui che Emmett erano già innamorati delle due ragazze e aspettavano il momento giusto per avvicinarle, anche se Emmett... monello! Bellissima la scena iniziale di Edward che mette su lo spettacolo per Bella... molto caldo.
Complimenti.
VOTO : 3
RispondiEliminaMERAVIGLIOSA! Mi ha coinvolta in un modo incredibile. Ho trovato i protagonisti vivi, reali, mi sembrava di averli davanti. Mi dispiace solo aver finito di leggerla, ma tornerò sicuramente a leggerla ancora. Peccato non sia una storia a più capitoli. Complimenti.
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