lunedì 5 settembre 2016

EL DIABLO


Logline: Un giorno il diavolo mi sussurrò all'orecchio “Tu non sei forte abbastanza per affrontare la tempesta.”. Oggi ho sussurrato all'orecchio del diavolo “Io sono la tempesta.”.  - Anonimo -

Sinossi: Due esistenze segnate dall'inconsapevolezza dell'inganno che sembrano marchiate per la vita dal destino.
Un desiderio improvviso che si tramuta in passione.
L'opportunità e la determinazione di cambiare quello che sembra aver riservato loro il fato.
Una “nuova vita” che porta a una “vita nuova”.

Genere: Romantico.

Rating: Rosso.





Una leggera brezza entra dalla grande finestra e rende più sopportabile la cappa di caldo che avvolge la grande casa coloniale.
La musica proveniente dal piccolo paese sottostante, rompe il sottofondo tipico degli animali notturni che popolano la foresta circostante.
La lingua della ragazza fa su e giù lungo il membro de El Diablo indugiando ora sui testicoli, ora sull'orifizio della cappella.
Malgrado la perizia della giovane, il ragazzo oggetto di tante attenzioni sembra indifferente anzi, quasi annoiato.
Stanco di questo stallo si alza dal letto e posa le mani sulla sua nuca per tenerla ferma.

“Apri bene questa bocca perché ora te la fotto come si deve!”.

L'accoglie tutto mentre si spinge in lei. Aumenta la velocità e l'intensità fino a quando un lungo fiotto di sperma inonda la gola della giovane che, con grande abilità, non ne fa uscire neanche una goccia dalle labbra.
I suoi occhi lussuriosi, dopo aver ammirato il corpo nudo davanti a sé, incrociano quelli del ragazzo che però sono già rivolti alla porta della camera e capisce che il suo compito è terminato.
Anche questa sera si deve accontentare dell'orgasmo avuto solo facendolo godere, anche stasera non sentirà la sua asta dura, grossa, pompare dentro di sé.
Con rammarico abbandona la sua posizione genuflessa, si ricompone e si affretta ad uscire dalla stanza, sa che non può trattenersi oltre se non vuole scatenare le ire de El Diablo.
Una volta rimasto solo, il giovane uomo, attraversa la grande camera da letto dirigendosi verso il bagno, al suo ingresso una luce calda e soffusa si accende accompagnata dalle dolci note di un pianoforte.
Posa lo sguardo sulla grande vasca idromassaggio che, incassata nel pavimento, fa bella mostra di sé al centro dell'ambiente.
Non ha voglia di aspettare che si riempia d'acqua.
Prende il telecomando poggiato sul piano di marmo dei due lavandini e lo indirizza verso l'enorme cabina doccia posta all'angolo della stanza, digita alcuni comandi sulla tastiera ed immediatamente una pioggerella fine scende dal soffione centrale mentre la cabina s'illumina di vari colori .
Spinto l'ultimo tasto la porta si apre elettricamente e, una volta posato il telecomando sul lavabo, vi s'infila dentro.
Al suo ingresso la spessa porta di vetro si richiude e sotto il getto dell'acqua comincia a levarsi di dosso il peso della giornata.
Quando si ritiene soddisfatto, tocca la tastiera posta all'interno della doccia fermando il flusso dell'acqua e aprendo il vetro automaticamente.
Uscendo prende un morbido asciugamano, lo cinge ai fianchi mentre un altro se lo passa tra i capelli, dopo un rapido sguardo ad uno degli specchi che arreda il bagno, torna in camera.
Apre un mobile basso, si versa del rum in un bicchiere con un po' di ghiaccio, dopo la prima sorsata prende uno dei suoi amati Toscani, lo accende attraversando la vetrata  e si ritrova sulla grande terrazza della camera.
È assurdo che si faccia venire i sigari dall'Italia ma alla prima voluta di fumo il suo pensiero corre subito allo zio Dimitri, ai suoi anni spensierati trascorsi nel Bel Paese, dove il padre lo aveva mandato per completare gli studi di farmacologia.
Anni bellissimi... spensierati, anni di pura innocenza, anni di assoluta inconsapevolezza del futuro che lo attendeva al ritorno nel suo paese natale.
All'inizio quando suo padre gli disse che riteneva opportuno che lui terminasse i suoi studi in Italia, non era per nulla contento ma una volta arrivato a Roma, conosciuto lo zio Dimitri e la sua famiglia, fu estremamente felice della scelta obbligata.
Legò subito con i tre figli, in particolare con Aro che frequentava la sua stessa facoltà.
Ricordava lo zio sempre chiuso nella splendida villa dell'Eur intento a curare i propri affari e per questo rimase molto stupito quando una mattina di quattro anni prima, lo aveva trovato fuori  dell'università ad aspettare la sua uscita.
Capì dal suo viso che doveva essere accaduto qualcosa ma neanche lontanamente poteva immaginare il motivo per cui Dimitri era lì.

…Splash...

Il rumore dell'acqua proveniente dalla piscina sottostante, lo fa tornare alla realtà.
La sua graziosa ospite, ha deciso di rinfrescarsi e sfuggire così alla calura della serata.
Un sorriso affiora sulle sue labbra ripensando al pomeriggio di alcuni giorni prima.

“Masen...”
“Sì Swan?”.
“Tu non puoi...”
“Attento a come parli Swan.”.

Il tono si fece duro e minaccioso tanto da far tremare il suo interlocutore.

“Ti prego...”
“Invece di pregarmi dimmi dove sono i soldi della partita di coca di questo mese.”.
“Ti giuro che non ne ho idea.”.
“Non ne hai idea? Come cazzo conduci i tuoi affari vecchio?”.
“Il ragazzo della consegna è...”
“Non m'interessano i tuoi problemi Swan, voglio i soldi e li voglio entro la fine del mese. È più tempo di quanto solitamente concedo in questi casi. Nel frattempo mi tengo come garanzia...”
“Diablo... ti prego...”
“Non pregarmi, è inutile, lo sai. Ho già deciso e quando io decido, la cosa è fatta.”.

In quel momento la porta si aprì e due uomini trascinarono nella stanza una giovane che inutilmente si dimenava nel tentativo di liberarsi dalla loro presa.

“Bella!”

Gridò l'uomo sbiancando, vedendo la figlia tra le mani di quegli uomini.

“Papà... papà che succede? Lasciatemi maledetti!”.

Urlò per contro la ragazza, cercando di raggiungere il padre.
Ad un cenno de El Diablo venne lasciata libera di correre tra le braccia del genitore.

“Piccola...”
“Ma che succede, dove siamo...”
“Shhh, calma, calmati bambina mia.”.
“Signorina Swan la informo che sarà mia ospite per un po' di tempo, fino a...”

El Diablo venne interrotto dalla ragazza che, inaspettatamente, lo affrontò dirigendosi verso di lui... piccata.

“Ospite? È così che tratta i suoi ospiti? Prelevandoli a forza dalla propria casa?”.
“Bella!”.

Intervenne il padre... è pericoloso contrariare El Diablo.

“Forse i ragazzi hanno frainteso i miei ordini ma...”

Di nuovo venne interrotto... inaccettabile.

“E in ogni caso non ho alcuna intenzione di rimanere qui signor... signor?”.
“Masen... Edward Masen.”.
“El Diablo...”

Quando sussurrò quel soprannome, la rabbia fece posto allo stupore sul viso della ragazza, mentre un sorriso trionfante si fece largo sulle labbra de El Diablo.

“Papà ma...”

Si girò verso il padre non capendo cosa ci facevano in casa del più temibile e giovane narcotrafficante della Colombia.

“Glielo spieghi tu Swan o lo faccio io?”.

Ed è così che la piccola Isabella Swan, rientrata da poco dall'Europa dove aveva concluso i suoi studi in un rinomato college, venne messa al corrente dal padre sulla vera natura dei suoi affari.

Ricordandosi della tristezza che si fece largo negli occhi profondi color cioccolato della ragazza, El Diablo non poté non pensare a quando, quattro anni prima, anche lui venne a sapere la verità su suo padre, capo di uno dei maggiori cartelli della droga colombiani.
Purtroppo, non venne a conoscenza solo di quella realtà ma anche del fatto che la sua famiglia era stata sterminata dal boss di uno degli altri cartelli.
Per tutti la famiglia è importante ma in questi casi lo è ancora di più.
Non c'era tempo da perdere, doveva vendicare la famiglia e stabilizzare il suo posto nei cartelli, questo è quello che gli disse lo zio Dimitri e questo è quello che fece.
Una volta eliminata la famiglia che uccise i suoi, conquistò il rispetto di tutti i cartelli e giorno dopo giorno affermò la sua supremazia su di loro.
Da quel momento divenne El Diablo... El Pequeño Diablo, il piccolo diavolo e, anche se oggi ne ha trenta di anni, rimane il più giovane narcotrafficante al potere nei cartelli colombiani.

Il rumore delle bracciate nell'acqua lo distoglie dal passato e lo fa tornare al presente.
Isabella Swan è lì... nella sua casa, nella sua piscina, ignara di quello che gli scatena dentro.
Bella, di nome e di fatto. La sua è una bellezza innocente e viziosa allo stesso tempo.
Minuta ma con le forme giuste al posto giusto, lunghi capelli che le arrivano a quel meraviglioso culo che attira tanto El Diablo.
Lo definirebbe un culo... maestoso, sì, maestoso è la parola giusta e vorrebbe sprofondarci dentro mentre le massaggia i seni che sembrano essere fatti apposta per le sue mani.
Da quando è sua ospite, non hanno scambiato una parola, ogni giorno lei consuma i suoi pasti da sola sotto il patio, lui la guarda dalla sua tavola.
Lei cerca di essere il più invisibile possibile ma lui la vede... e la soffre.
Non esce, non ha voglia di scoparsi nessuna da quando lei è in quella casa. Sfoga la sua frustrazione con Carmen, la puttana che fa venire per soddisfare le voglie dei suoi uomini, di quelli che rimangono in villa almeno.
Si sfoga così, fottendo la sua bocca... Sa che Carmen anela ad avere di più visto che puntualmente gode, solo prendendoglielo in bocca.
Ma a lui non interessa anche se... non gli basta... non gli basta più quel palliativo e si ritrova duro come il marmo, come le colonne portanti dell'atrio della sua villa.
Abbandona il rum sul davanzale e lentamente scende raggiungendo la piscina.
La ragazza nuota lentamente nella grande vasca, illuminata dalla luna e dalle luci sul fondale.
Cerca di allentare la tensione che ormai le fa compagnia dal momento in cui gli sconosciuti l'hanno prelevata ma, soprattutto, dal momento in cui aveva saputo la verità sul conto del padre.
Ancora non gli sembrava vero... mai avrebbe pensato che il padre facesse parte dei cartelli, non se n'era mai accorta.
E come avrebbe potuto?
Era stata mandata all'estero a studiare alla morte della madre, era poco più che una bambina. Tornava a casa saltuariamente e per pochi giorni. In quelle occasioni si domandava come mai fosse necessaria tanta sicurezza, visto gli uomini armati che giravano in casa ma mai avrebbe pensato che il padre fosse un narcotrafficante.
El Diablo fa scivolare l'asciugamano lungo i fianchi e senza fare alcun rumore s'immerge nell'acqua avvicinandosi alla fonte del suo desiderio che, riaffiorando in superficie se lo trova inaspettatamente davanti.
Al chiarore lunare colui che sapeva essere un truce boss poteva sembrare un ragazzo come tanti ma, ad uno sguardo più attento, poteva constatare che non aveva nulla di normale iniziando dai capelli, di un colore così inusuale da questi parti, un biondo ramato.
Il viso e il corpo scolpiti direttamente dalle mani di Michelangelo, un sorriso accattivante ma soprattutto uno sguardo magnetico dato da quegli occhi che sembrano cambiar colore a secondo della luce, a secondo di quello che indossa e a secondo di quello che prova.
No, El Diablo, non è un comune ragazzo e difficilmente gli occhi della giovane non si sono posati su di lui in questi giorni.

“Vedo con piacere che hai deciso di usufruire dei vantaggi della situazione.”.

La voce de El Diablo fa scuotere la ragazza che nota la sua completa nudità e la sua eccitazione.
Decide di allontanarsi, la mano del giovane uomo, non rude ma decisa, la blocca.

“Stavo per uscire, comincio a sentire freddo.”.

Risponde a quel gesto, cercando di parlare in modo fermo e risoluto, per nascondere il timore ed il disagio che si sta impadronendo di lei.

“A guardarti non sembra.”.

Accompagna le parole con una smorfia del viso.

“La serata è calda e... i tuoi capezzoli non sembrano darti ragione.”.

Istintivamente la giovane abbassa lo sguardo sul seno e si rende conto che il leggero tessuto del completo intimo, poco concede all'immaginazione.
Si sfila dalla presa e comincia a salire i gradoni della piscina ma giunta all'ultimo, si sente prendere per i capelli e trascinare di nuovo in acqua.

“Principessa, sono io che decido se e quando, è terminata la conversazione ma soprattutto se e quando, tu possa andare via.”

Anche sott'acqua sente distintamente le parole de El Diablo ed il tono perentorio con cui le pronuncia.

“Tu ora sei una mia proprietà, tra l'altro molto costosa, quindi, decido io cosa puoi o non puoi fare!”.

Pronuncia queste parole uscendo dalla piscina ed allontanandosi per recuperare il suo asciugamano ma lei gli arriva dietro come una furia, urlando.

“Io non c'entro nulla con i loschi affari tra te e mio padre e non sono la proprietà di nessuno... hai capito bene? Di nessuno! Tanto meno la tua.”.

Vedere la mano alzarsi verso di lei e sentire il bruciore sulla guancia del poderoso schiaffo de El Diablo, è un tutt'uno.
Barcolla e cade in ginocchio, rimane così, sostenendosi con una mano mentre l'altra va al viso cercando di lenire il dolore.

“Hai proprio bisogno che qualcuno ti insegni l'educazione piccola stupida.”.

Apre la bocca per replicare ma non le è possibile, il cazzo dell'uomo la invade arrivando fino alla gola.
Tirandola per i capelli, le muove la testa avanti e indietro per accompagnare il rude movimento del bacino, glielo spinge fino in gola e sente l'erezione crescere sempre di più, come la sua rabbia.
Le lacrime cominciano ad affiorare ma cerca di reagire cercando di chiudere la bocca intorno a lui che, accorgendosi delle sue intenzioni, lo tira fuori facendolo scivolare all'interno della guancia.

“Che fai... mordi?”.

Alle parole segue lo schiaffo che la fa rigirare. Ora, a carponi, cerca di allontanarsi da lui, inutilmente, lo strappo degli slip la blocca e in un attimo si sente riempire da lui, rimanendo senza fiato per il dolore dovuto sia all'irruenza, sia alla grandezza.

“Vedo, che, con te, ci vogliono, le maniere, forti.”.

Ogni parola una spinta, le mani de El Diablo sui  suoi fianchi, la costringono ad assecondare il suo pompare dentro di lei... senza sosta.
Cerca ogni volta, di dare colpi più profondi e più violenti, rincorrendo il suo piacere.

“Lascia... mi...”.
“Quando, avrò, finito.”.

Con l'ultima spinta inarca la schiena, punta i  fianchi di lei al suo bacino per riversale dentro tutto il suo piacere.
Non si sfila, le si appoggia alla schiena sussurrandole, con voce roca e affannata, all'orecchio:

“Se dico che sei mia proprietà... sei mia!”.

Le lacera anche il reggiseno e si appropria dei seni, alza il busto facendola aderire al suo corpo.

“E ancora una volta... il tuo corpo ti smentisce.”.

Le pizzica i capezzoli eretti per poi far scivolare una mano tra le pieghe della sua intimità, con un dito raccoglie gli umori e glieli porta alle labbra.

“Tu non sei forte abbastanza da affrontare la tempesta.”.

Esce da lei che crollando... si sente aperta in due.

“Visto che abbiamo rotto il ghiaccio, possiamo passare più tempo insieme. Da domani consumerai i tuoi pasti alla mia tavola.”.

Si copre con l'asciugamano.

“E sia chiaro che questo, non è un invito!”.

La lascia sola, dolorante e con le sue parole impresse nella mente... il tuo corpo ti smentisce... aveva il suo stesso sapore sulle labbra...era vero, si era eccitata... era solo una risposta corporea naturale, nonostante la violenza delle spinte... o cosa?
Quando era entrato in lei aveva sentito dolore ma dopo... lui entrava ed usciva con facilità perché era... ed è... completamente bagnata.
Desiderava davvero il corpo de El Diablo? Lo voleva veramente?

***

La mattina successiva quando El Diablo scende per la colazione, trova la sua ospite seduta alla tavola che sorseggia il caffè... non va bene.

“Non si usa aspettare il padrone di casa?”.

Non risponde e continua a bere. Da una parte la sua impertinenza gli piace ma dall'altra parte lo fa veramente incazzare e lui non può permettere a nessuno di mancargli di rispetto.

“Vedo che la lezione di ieri sera non ti è bastata.”.

Con una mano l'afferra per i capelli, con l'altra sparecchia il suo posto e lei è già a novanta gradi sul tavolo.
Le alza il leggero vestito che indossa da quando è arrivata, si dimena.

“Lasciami!”.
“Tra l'altro sei già pronta.”.

Le dice notando che è senza biancheria.

“Mi hai strappato l'unico completo che avevo. Lasciami!”.
“Non ti sembra che ci stiamo ripetendo?”.

Le blocca le mani dietro la schiena mentre si apre i pantaloni, è pronto ad entrare di nuovo in lei.

“Ti prego...”
“È tardi per...”
“Per favore... falli uscire.”

Le sue parole lo stupiscono e lo bloccano, non prega per fermarlo, chiede solo che i suoi uomini e la servitù escano dalla stanza.
Si guarda intorno e vede degli occhi ansiosi di sapere cosa farà, ascolterà quella  preghiera o andrà avanti?
Dovrebbe andare avanti, gli manca continuamente di rispetto e questo non può essere, sta già esitando troppo... non vuole, non è così che vuole stare dentro di lei... ma non può fare altrimenti.

“Non è una lezione solo per te, è anche per loro... quindi...”

Uno degli uomini irrompe nella sala da pranzo.

“Diablo... ”
“Cosa!”.

Urla fulminandolo con gli occhi.

“Scusi... c'è un problema allo smistamento, è richiesta la sua presenza.”.
“Incapaci!”.

Si abbassa all'orecchio di lei ma parla a voce alta in modo che tutti possano sentire.

“Con te non ho finito. Aspettami in camera... mia.”.

La lascia libera,  mentre si richiude i pantaloni, poi ordina ad una delle cameriere di portarle i pasti in camera se tarda e ai suoi uomini di non farla uscire dalla stanza.
Dopo un cenno affermativo di tutti lascia la sala.

***

La sera al suo rientro, chiede se gli ordini sono stati eseguiti.

“Sì, Diablo. Non si è mossa dalla sua camera e le è stato portato il pranzo.”.
“Bene. Fai portare la cena per due da me e che Carmen non salga.”.

Quando entra nella sua camera non la trova ma sente la musica da piano provenire dal bagno, la porta è accostata, lentamente la apre e quello che vede gli piace, molto.
È immersa nella vasca completamente rilassata, capelli raccolti sulla nuca, occhi chiusi, bocca semi aperta... le ginocchia spuntano dall'acqua, è a gambe divaricate, le sue mani...

“Cazzo... si sta... masturbando...”

Sussurra per non farsi sentire.
Ci mette un attimo a decidere, è già sdraiato sul pavimento, dietro di lei.
Immerge le braccia nell'acqua, le mani prendono il posto di quelle della giovane che, presa alla sprovvista, si irrigidisce.

“Shhh, fammi continuare quello che stai facendo.”.

Le morde il lobo per poi lasciare una scia di baci fino alla spalla, ci passa la lingua e lei perde la sua rigidità.
Una mano le accarezza il seno, stuzzica il suo capezzolo che diventa turgido.
Le dita dell'altra mano giocano con il clitoride e la penetrano.
El Diablo non è ancora soddisfatto quando vede lei passarsi la lingua sulle labbra, mordersi il labbro inferiore, inizia così ad entrare e ad uscire da lei.

“Fammi sentire i tuoi gemiti... fammi sentire come godi.”.
“Mai.”.
“Mai dire mai.”.
“Non... avrai mai... da me... questa soddisfazione.”.
“Il tuo corpo non mente. Ascolta la tua voce arrochita dal piacere, che io ti dono. Ascolta il tuo cuore che galoppa, per me. Ascolta come la tua figa bagnata comincia a contrarsi intorno alle mie dita, per ciò che io sto facendo. Ascolta il tuo corpo come reagisce al suono della mia voce. Guarda la tua pelle come s'increspa al passaggio delle mie labbra. Guarda come i tuoi capezzoli s'induriscono solo perché io li sfioro. Guarda come le tue mani stringono il mio braccio, non per fermare me ma per impedire a te di toccarmi... Perché è me, che vuoi. Perché è il mio cazzo duro, che vuoi sentire dentro di te. È il mio cazzo duro, che vuoi che ti scopi fino a farti... godere.”.

A quelle parole sente le unghie della ragazza infilarsi nella carne, i suoi umori sulle dita.

“Tutto di me ti attrae, tutto di me ti piace. Non sarà oggi, non sarà domani... ma non solo il tuo corpo mi darà soddisfazione... Bella.”.

Si alza mettendosi al lato della vasca, lentamente comincia a spogliarsi guardandola negli occhi, anche lei lo guarda mentre cerca di regolarizzare il respiro ma alla vista del suo sesso eretto e voglioso, distoglie lo sguardo.
Cerca di allontanarsi quando lo vede scendere i gradini laterali della vasca ma lui s'immerge dietro di lei, si irrigidisce di nuovo quando sente il cazzo di marmo alla base della schiena.

“Respira, voglio solo lavarti.”.

La tranquillizza, prende il bagnoschiuma, se lo sparge sulle mani e inizia ad insaponarle le braccia, la schiena. Nota i lividi sui fianchi che le ha lasciato ieri, quelli sui polsi che le ha lasciato la mattina. Le ginocchia escoriate, sicuramente dovute allo sfregamento sui lastroni che sono intorno alla piscina. Emette un sospiro frustrato al ricordo della sera precedente, nota la testa della ragazza voltarsi leggermente, vede un livido chiaro sullo zigomo.

“Hai... la pelle delicata.”.
“Forse, oppure sei tu che sei...”.
“Che sono?”.
“... una bestia.”.

Blocca un moto di stizza sul nascere e inizia a sciacquarla con la spugna. Quando termina esce dalla vasca, si asciuga, prende un pigiama ed indossa solo i pantaloni.

“Credo che abbiano servito la cena.”.

Le offre la mano, lei la ignora ma esce e si fa asciugare.

“Posso farlo benissimo da sola.”.
“Non ho dubbi.”.
“Perché non la finisci con tutte queste moine e non ti prendi ciò che vuoi?”.
“Chi ti dice che non lo stia facendo.”.

Le porge la parte superiore del pigiama, lo indossa.
Raggiungono il terrazzo dove hanno apparecchiato, le scosta la sedia per farla accomodare, lei sbuffa ma si siede, la cosa lo fa... sorridere.

“Come mai così arrendevole stasera?”.
“Sarebbe inutile ribellarsi, hai la forza per sottomettermi... fisicamente. Evito solo nuovi segni... sulla pelle delicata.”.

Iniziano a mangiare in silenzio, poi nonostante il disagio che prova è lei ad interromperlo.

“Hai... hai risolto il problema?”.
“Mi stai veramente chiedendo della mia giornata... lavorativa?”.
“Sì... sembrerebbe proprio di sì.”.

Risponde la giovane scuotendo la testa sorridendo e realizzando, entrambi, l'assurdità della situazione.

“Risolto.”.
“Qualcuno...”

La guarda curioso invitandola a continuare.

“Qualcuno... è stato... punito?”.
“No, nessuno ci ha rimesso.”.
“Come... come ha fatto mio padre ad entrare in... questo giro.”.
“Non lo so, dovresti chiederlo a lui.”.

Lo guarda interrogativa non capendo.

“Io... l'ho trovato già in affari quando sono arrivato.”.
“Capisco.”.

Accorgendosi della sua tristezza. la lascia con i suoi pensieri e finiscono di cenare in silenzio.
Al termine El Diablo si alza per prendere un sigaro e versarsi il suo rum serale.

“Gradisci del rum o altro?”.
“Il rum va bene... grazie”.
“Prego.”.

Risponde passandole il bicchiere.

“E tu?”

La guarda non capendo.

“Come sei entrato nel... cartello.”.
“Avevo capito che conoscessi la mia storia.”.
“Conosco quello che dicono... non so se è la verità.”.

Ecco che lo stupisce di nuovo, vuole sapere la sua versione dei fatti e lui gliela racconta emozionandosi e perdendosi nei ricordi.

“Mi dispiace... per la tua famiglia.”.

Le parole che gli rivolge sono vere, lo capisce dai suoi occhi sinceri.

“Quindi tua madre era inglese.”.
“Sì.”.
“Hai preso da lei... i tuoi colori sono così... diversi.”.

Il rossore che le imporpora le guance non passa inosservato e non solo a lui, anche il suo basso ventre se ne accorge ma decide di non seguire l'istinto.

“E tu? Chi è Isabella oltre ad essere la figlia di Charlie Swan?”.

Le domanda sorridendole.
Ora è lei che racconta la sua storia. Per certi versi sono storie molto simili.
Entrambi cresciuti lontano dalla realtà delle loro famiglie, chi prima, chi dopo. Entrambi costretti oggi a confrontarsi con quella realtà che gli è stata nascosta ma che gli appartiene.

“Questi sono i miei venticinque anni di vita. Come vedi, non c'è molto da sapere.”
“Nessun... uomo in lacrime per la tua partenza?”.

Domanda curioso.

“Nessuno d'importante.”.
“Londra è una città bellissima.”.
“Come Roma.”.
“Già.”.

Un suo sbadiglio lo fa sorridere.

“Andiamo a dormire?”.
“Deduco che non tornerò nella... mia camera.”.
“Deduci bene.”.

Alzandosi le porge di nuovo la mano che, dopo un attimo di riflessione, viene accettata.

***

Durante la notte il sonno della giovane viene interrotto da una sensazione di calore che, non soltanto l'avvolge ma nasce anche dal suo basso ventre... umido.
Ancora assonnata cerca di capire cosa accade, poi tutto si fa chiaro, è lui.
È dietro di lei, il torace completamente aderente alla sua schiena, l'erezione dura libera dal pigiama, tra le natiche, la mano tra le gambe e lentamente le dita si fanno strada in lei.

“Ti sei svegliata.”.

Le bacia il collo, porta il braccio libero tra la vita e il materasso, la mano prende il posto dell'altra che con una lunga carezza le allarga la gamba e se la porta indietro su di lui. Ora l'altra mano è libera di muoversi come meglio crede, fuori e dentro lei.
E al corpo di lei piace quello che lui fa, a lei piace quello che lui le fa ma non può fare a meno di rispondergli seccata.

“O forse sei tu che mi hai svegliata.”.
“Non mi sembra che ti dispiaccia.”.

Con un colpo di reni fa passare l'erezione tra le gambe, lo struscia tra le labbra intime e lei, non riesce a trattenere un gemito.

“No, non ti dispiace.”.

Continua a dare colpi di reni e a penetrarla con le dita fino a quando... silenziosamente non viene bagnandolo completamente dei suoi umori.

“Quanto dovrò aspettare... per sentirti... godere.”.
“Te l'ho detto... non mi sentirai... mai.”.

Entrambi sono affannati ma lui sembra aver appena iniziato. La rigira sul letto mettendola supina, le prende i polsi delicatamente, le apre le gambe con le proprie ed è completamente su di lei.

“Ci credi veramente in quello che dici?”.

Chiede, guardandola negli occhi.

“Sì. Il mio corpo ti darà anche soddisfazione ma io no.”.
“Vedremo.”.

Mettendosi in ginocchio, comincia a sbottonarle la giacca del pigiama, ogni bottone che slaccia è una carezza velata, il petto le si alza e le si abbassa ad un ritmo veloce. La guarda con sfida, sicuro di ottenere quello che vuole. Quando apre l'ultimo bottone passa il palmo della mano dallo sterno al ventre e poi il dorso dal ventre al mento. Si abbassa con il viso per baciarla ma lei si gira di lato.

“Oltre alla soddisfazione... mi darai anche la tua bocca.”.

Stizzita lo guarda di nuovo negli occhi.

“Credimi, mi darai tutto di te.”.

Comincia a baciarle il collo, a giocare con la sua pelle con le labbra e i denti, scende tra il solco dei seni, inumidisce ogni parte che tocca, ricoprendola di brividi.
Comincia a baciarle un seno, il capezzolo è nella sua bocca, lo lecca, lo succhia, con una mano compie gli stessi movimenti della bocca, della lingua e dei denti sull'altro capezzolo.
Ancora una volta il corpo di lei gli risponde, la schiena le si inarca offrendogli i seni. Lui ne approfitta, li stringe con entrambi le mani per passare la lingua da una punta all'altra, gioca un po' così e poi la sua bocca si dedica al seno che prima accarezzava, la mano sull'altro.
La giovane non smette di inarcarsi, riesce a respirare solo a bocca aperta, le labbra si seccano e deve inumidirle.
Intanto la lingua de El Diablo abbandona i seni e scende verso la sua intimità, le mani le allargano le gambe e dopo averla leccata niente gli impedisce di penetrarla così.
Lei stringe i cuscini con le mani, vorrebbe affondarle tra i suoi capelli ma non può permettersi di toccarlo.
Quando le dita decidono di prendere il posto della lingua che si dedica al centro del  piacere, il bacino di lei, mosso da vita propria si spinge verso di lui.

“Mi darai tutto di te, senza neanche te lo chieda.”.

Fa l'errore di guardarlo ed è splendido lì, tra le sue cosce con gli occhi pieni di desiderio, sicuramente, specchio dei suoi.
Una spinta più forte delle dita la fa gemere e metterla quasi seduta allargando di più le gambe, il respiro accelerato.
Con un sorrisetto sulle labbra la fa stendere di nuovo, continua la sua tortura piacevole con le dita e con la lingua, fino a quando non raggiunge l'orgasmo... di nuovo.
Raccoglie i suoi umori nella bocca finché le contrazioni non finiscono poi inizia a baciarle il ventre, i seni, il collo sdraiandosi completamente su di lei, le loro intimità a contatto, entrambi bollenti.
Le prende i polsi portando le braccia in alto, a lato della testa mentre muove il bacino, i suoi occhi non la lasciano, le sue spinte a volte fanno in modo che quasi ci sia la penetrazione. Questa cosa la fa eccitare e glielo fa desiderare a tal punto che puntando i piedi sul letto, gli va incontro con il bacino ricercando la penetrazione.

“Mi vuoi... Isabella...”

Il suo nome pronunciato da lui, la riempe di brividi.
La sua non è una domanda, sa benissimo che lei lo vuole.

“Allora, prendimi.”.

Con una spinta è dentro di lei, è di nuovo senza respiro e la sua bocca forma una a muta.
Finalmente è di nuovo in lei ed è lei che lo ha voluto.
Inizia a spingere, spinte lente e profonde che conquistano centimetri di lei.
Alterna le spinte a movimenti rotatori del bacino, vuole farla godere come non ha mai fatto.

“Od... dio.”

Gli si aggrappa alla mia schiena, le cosce lo stringono a lei... ma a lui non basta.
Si mette quasi in ginocchio, con le cosce un po' divaricate che spingono le altre ad aprirsi di più, per accoglierlo interamente. Le mani sui fianchi per aiutarla a venirgli incontro.

“Prendimi tutto... voglio sentirti totalmente...”.

Le sue pareti lo avvolgono completamente.
Le spinte si fanno più ravvicinate, i gemiti aumentano e crescono.

“Stai gemendo... stai gemendo per me.”.
“Ed... Edward.”

Il suo nome pronunciato da lei è musica per le sue orecchie.

“Ripetilo... dillo di nuovo.”.
“Edward...”

Sente le sue pareti cominciare a contrarsi intorno a lui.

“Eccoti... Isabella...”

Con un ultima spinta vengono insieme.
Lentamente si sdraia su di lei, abbracciandola rotola sul letto e la porta sopra di se stando ancora dentro di lei.
I loro cuori battono all'impazzata, l'uno sembra rincorrere l'altro.
In silenzio riprendono fiato mentre le mani di lui, in modo naturale, le accarezzano la schiena ed è così che si addormentano alle prime luci dell'alba.

***

È tardi ed è tutto il giorno che è fuori casa, l'ha lasciata stamattina che ancora dormiva, non l'ha voluta svegliare, sembrava così serena e appagata. Era così bella nel suo letto.
Entra nella stanza e come prevedeva, già dorme.
Si avvicina al letto, si è addormentata sulle lenzuola, forse lo ha aspettato o forse aveva semplicemente caldo.
Indossa una canottiera e dei boxer, i suoi... domani manderà qualcuno a prenderle qualcosa da casa o forse no... non gli dispiace vederla indossare le sue cose.
La mano le sfiora la caviglia per poi iniziare la sua lenta salita fino alla coscia, risale sul fianco fino ad arrivare al viso.
Le scosta una ciocca di capelli che gli impedisce di ammirarla, inaspettatamente si china a baciarle la fronte mentre le sussurra la buona notte.
Si allontana scuotendo la testa, questa donna lo sta facendo rincoglionire.
Quando esce dal bagno guarda di nuovo verso il letto, la doccia non è servita a nulla è di nuovo duro ed ha voglia di lei.
Ha sempre voglia di lei.
Decide di non andare a letto, la sveglierebbe e scoperebbe con lei tutta la notte, di nuovo.
Apre la porta della sua sala privata, così privata al punto che nessuno ha mai visto, dove gelosamente custodisce il suo pianoforte.
Si siede, chiude gli occhi e pensando a lei inizia a suonare.
È la prima volta che dorme con una donna, gli è piaciuto stare abbracciato a lei, sentire il suo respiro sulla  pelle, gli è piaciuto sentire quel corpo attaccato al suo.
Sentire i suoi gemiti è stato un dolce brivido ma il massimo è stato sentirla chiamare il suo nome.
Quante altre battaglie dovrà perdere con lui... ma ammira la sua tenacia.
Lentamente le note si spengono, è la prima volta che suona non pensando alla madre, apre gli occhi e il suo nuovo pensiero è lì accanto che lo fissa.

“Ma tu chi sei?”.

Si sente scoperto, vulnerabile, attaccabile ma passato l'attimo di smarrimento, sospirando risponde.

“Mia madre... è lei che mi ha insegnato. Questo piano è il suo ultimo regalo.”.

Tristemente chiude la tastiera.

“Mi dispiace, ti ho svegliata.”.
“No, ero già sveglia.”.

Per la prima volta è lui che si irrigidisce, ha capito che era sveglia quando è rientrato. Ha capito che ha sentito le sue carezze, che l'ha sentito augurarle dolcemente la buona notte.
Lei continua, sorvolando sulle sue reazioni o per lo meno è quello che sembra.

“È tua la musica che parte quando si entra in bagno?”.

Un cenno affermativo del capo.

“Suoni bene. Tua madre è stata una brava insegnante... Andiamo a dormire?”.

Gli porge la mano... sorridendo.
Entrambi sono stupiti di questo gesto, l'offerta viene accettata e, non prima di aver chiuso la sua stanza, di aver riposto la chiave in un cassetto della cabina armadio, vanno a dormire.
Durante la notte El Diablo si agita nel sonno, si lamenta, quasi urla, chiama sua madre, suo padre... si avvinghia al corpo di lei.

“Va tutto bene... shhh, è tutto a posto.”.

Lei lo abbraccia, lo culla, cerca di tranquillizzarlo e sembra riuscirci, ma poi si sveglia di soprassalto.

“Cosa... cosa è successo?”.

Domanda affannato. Quando si accorge che era stretto in un abbraccio disperato al corpo di lei, si scosta.

“Niente... credo... sia stato solo un brutto sogno.”.

Cerca di spiegare lei mettendogli una mano sulla spalla ma lui si alza sistemandosi i pantaloni del pigiama.

“Hai... chiamavi i tuoi genitori.”.

La guarda di sbieco,  un lampo di rabbia passa nei suoi occhi ma poi sospirando si siede sul letto.

“Oggi... è l'anniversario della morte dei miei.”.

Cosa mai potrebbe dire per alleviare quel dolore?
Lentamente la piccola mano si posa sulle sue spalle per lasciare una carezza timorosa ma lui si rialza di scatto, quasi scottato.

“Vado... vado a farmi una doccia.”.

Si chiude in bagno lasciandola sola con i suoi nuovi pensieri.
Ancora una volta si domanda chi sia veramente El Diablo: il truce boss della droga che si fa rispettare, in ogni modo, da tutti o il giovane uomo che suona il piano e che soffre per la perdita dei genitori?
Forse, semplicemente, El Diablo è entrambe le cose e lei... lei è attratta da entrambi.

***

I giorni passano e anche El Diablo si pone delle domande.
Cosa sta accadendo?
Possibile che si senta così tranquillo accanto a lei?
Così tranquillo da dimenticarsi la porta aperta dell'unica stanza dove può essere se stesso, permettendo così di farle scoprire il suo segreto.
Così tranquillo da abbassare le difese, di addormentarsi così profondamente da permettere ai suoi incubi di venirgli a fare visita con lei accanto.
In entrambi i casi ha notato lo stupore nei suoi occhi ma, come sempre stupendolo, ha minimizzato le cose cercando di toglierlo dall'imbarazzo momentaneo.
Non solo non ha dato importanza all'accaduto, non è tornata neanche sull'argomento nei giorni successivi.
La mattina dopo l'ha fatta sua con più... irruenza, a volte capita ancora, quando si sento... scoperto. È come se potesse leggergli dentro, come se volesse scoprire chi è veramente e di conseguenza riversa su di lei la sua rabbia ma, non è più capitato che non abbia pensato anche al suo piacere.
Non può fare a meno di sentire i suoi gemiti, di sentire il suo nome sulle sue labbra, non può fare a meno di averla accanto... di averla nella sua vita.
La vede strana in questi ultimi giorni, sa che non si è sentita bene ma a lui non ha detto nulla.
Forse è stanca di questa situazione ma è inutile pensarci, ormai ci siamo.
Il fatidico giorno è arrivato, domani c'è l'incontro con Swan e se ha trovato i soldi... lei se ne andrà.
Non potrà fare nulla per fermarla, non può fare nulla.
Tutti questi pensieri lo distraggono, lei lo distrae.
Lo distraggono a tal punto che oggi non si è accorto di essere seguito. Aveva talmente voglia di tornare in fretta a casa per stare con lei, che ha anticipato il rientro mettendosi alla guida del suo suv, lasciando gli uomini indietro.
Quando ha notato la macchina che lo pedinava, ha accelerato cercando di depistarli ma lo hanno raggiunto e tamponato facendolo andare fuori strada.
Poi è iniziata la sparatoria, è riuscito a tenerli a bada fino all'arrivo dei suoi uomini ma oltre alle ammaccature dell'incidente, un proiettile lo ha colpito di striscio alla spalla.
Si toglie la camicia guardandosi allo specchio del bagno, si accinge a medicarsi quando la sua distrazione irrompe nella stanza.

“Che è successo?”.

Sembra preoccupata.

“... Complicazioni.”.

Risponde facendo una smorfia di dolore.

“Dov'eri? Non ti ho visto entrando.”.
“In terrazza, ho visto la macchina è... è crivellata di colpi.”.
“Per fortuna che è completamente antiproiettile.”.

Risponde ironico, infastidendola.

“Ma tu non lo sei.”.

Replica notando il colpo di striscio.

“È solo un graffio.”.
“Il tuo graffio perde molto sangue.”.
“Ora... ora lo sistemo.”.

Il dolore non lo fa respirare e gli fa cadere il disinfettante.
Isabella sospirando lo raccoglie, si avvicina e fa sedere El Diablo sullo sgabello, dopo aver dato un occhiata alla scatola dei medicinali e aver preso tutto l'occorrente, inizia a medicarlo.

“È profonda, credo... credo ci vorranno dei punti.”.
“Sì, lo credo anch'io.”.

Un altro sospiro mentre prepara l'ago e il filo metallico. Deglutendo si appresta a ricucirlo.

“Posso farlo da solo.”.
“Non ho dubbi.”.

Si guardano, memori entrambi di una delle loro conversazioni avvenuta proprio lì in bagno.

“Anche se è la mia prima volta, credo di riuscire a fare un lavoro migliore del tuo... da quello che vedo sul tuo corpo.”.

Una volta terminato con il braccio, si mette tra le sue gambe e comincia a disinfettargli le escoriazioni che ha sul viso, si guardano in silenzio.
Quando ha finito lo fa alzare e lo spoglia degli indumenti che ancora indossa, dopo è lei a spogliarsi e a condurlo verso la doccia.
Lui la trattiene e prendendo il telecomando, accende e apre la cabina, per poi seguirla dentro.
Una volta bagnati, delicatamente inizia a passargli lo sciampo tra i capelli con un po' di difficoltà data la sua altezza.
Nonostante per lui sia piacevole sentire quelle mani tra i capelli, decide di aiutarla e finisce di farsi lo sciampo da solo mentre lei passa a insaponargli il corpo... tutto il suo corpo.
Il cazzo è già duro e aumenta la sua portata quando lo insapona, gli tira ancora di più quando passa alle palle.
Quando si abbassa per continuare a insaponargli le cosce e le gambe, non può fare a meno d'immaginarsela mentre lo prende in bocca e lo lecca, lo bacia, lo succhia fino a farlo godere... accadrà mai? Cederà fino a questo punto? Non crede.
Riemerge dalle sue fantasie accorgendosi che ha finito di lavarlo e di sciacquarlo, usando la tastiera interna chiude l'acqua e si apre la doccia ma sembra che lei non abbia finito con lui.
Inizia ad asciugarsi e poi fa lo stesso con lui, lo porta al piano dei lavabi e gli fascia la sutura del braccio.
Quando ha finito, lentamente, le sue mani passano sulle altre cicatrici del corpo, le sue labbra ci lasciano dei baci umidi.
Abbandona le cicatrici e inizia a baciare i capezzoli, li lecca, li succhia e lo fa impazzire, il suo cazzo la cerca senza che lui si muova.
Dal torace la sente passare al ventre, con la lingua gli definisce i muscoli che si contraggono al suo passaggio, tutti i muscoli si tendono.
Il viaggio non è ancora finito, inginocchiandosi arriva dove la anela da tempo ma ancora non gli concede la sua bocca.
Ci gioca con le labbra, ci gioca con la lingua, ci gioca con i denti, riserva lo stesso trattamento alla cappella e alle palle gonfie che si ritrova.
Sono queste che per prima accoglie nella bocca e succhia.
Quando sente finalmente la bocca calda avvolgergli il cazzo, non può non emettere un sospiro di sollievo.
Quando sente la lingua passarci intorno mentre lo fa uscire e rientrare, non può non appoggiarsi al piano dei lavabi.
Quando abituatasi alla sua grandezza riesce a prenderlo completamente e farlo arrivare fino alla gola, non può non stringere le mani sul piano di marmo.
Quando le piccole mani invitano i suoi fianchi a muoversi dentro di lei, non può non dirle

“No... prendilo... come lo vuoi tu.”.

Quando la sua danza lenta aumenta la velocità, non può non metterle le mani tra i capelli indeciso se spostarla o meno.
Quando le piccole mani gli prendono i polsi per fermarlo e lasciarla lì dove si trova, non può non lasciarsi andare riversando tutto il suo piacere in lei, pronunciandone il nome.
Quando si alza e si guardano negli occhi non può non accarezzarle le labbra con il pollice, voglioso di sentire il suo sapore nella bocca di lei e lei lo sa.
Quando si appoggia al petto, per alzarsi sulle punte dei piedi e avvicinarsi, non può non andarle incontro.
Le loro labbra dapprima si sfiorano, poi assaporano chi il labbro inferiore, chi il superiore, poi si cambiano di posto, fino a quando le loro lingue s'incontrano, fanno conoscenza, fuggono e si rincorrono per poi prendersi e non lasciarsi più o almeno fino a quando entrambi non rimangono senza fiato.
Quando si staccano, rimangono fronte a fronte, occhi negli occhi, la sua mano prende tutto il lato del suo viso mentre con il pollice le accarezza la guancia.

“Chi sei tu? E soprattutto cosa mi hai fatto?”.

Quando la vede avvicinarsi all'orecchio, si accorge che non solo l'ha pensato ma lo ha anche detto.

“Un giorno El Diablo mi sussurrò all'orecchio, tu non sei forte abbastanza per affrontare la tempesta. Oggi sussurro all'orecchio de El Diablo, io sono la tempesta.”.

Colpito dalla verità delle sue parole la guarda negli occhi e osserva tutta la fierezza e la convinzione di quello che ha detto. Nei suoi sicuramente legge prima ira, poi colpevolezza, dopo incredulità, infine consapevolezza e accettazione.

“Sì, è vero. Sei la mia tempesta.”.

La prende per i fianchi e la fa sedere sul piano. Ora sono alla stessa altezza, le mani le prendono il viso.

“Sei il mio personale inferno. Ti soffro da quando ti ho vista. Mi fai ammattire, l'unico modo per non soffrirti era stare lontano da te. Non sentire il tuo odore, non vedere il tuo culo, non guardare la tua bocca, non notare i tuoi capezzoli che sembrano disegnati.”.

Ad ogni pausa la bacia.

“Ma non ho saputo resistere per molto. Non puoi neanche lontanamente immaginare quanto sia stato difficile, cercare di trattenermi dal buttarti sopra  qualsiasi superficie ed entrare dentro di te. Tu sei il mio desiderio indecente... continuo.”

Riporta le mani sui suoi fianchi, la spinge verso di lui e la fa scontrare con il bacino.

“Senti il mio cazzo duro? Sono di nuovo pronto per entrare dentro di te e farmi strizzare solo come la tua figa sa fare ma più di tutto desidero che il tuo maestoso culo mi prenda dentro di sé.”.

La fa scendere, la gira in modo che si veda allo specchio a parete. Si mette dietro di lei guardandola attraverso lo specchio.

“Tu sei la mia tempesta ma io sono il tuo diavolo personale, la tua perenne tentazione.”.

Le accarezza il viso.

“I tuoi occhi sono pieni di desiderio.”.

Le sfiora il seno.

“Il tuo corpo, reagisce a ogni mio tocco cercando di più.”.

Le alza una gamba dalla coscia, esponendo la figa lucida per gli umori ai suoi occhi.

“Sei già bagnata e ancora non ti ho toccato. Tu mi vuoi tanto quanto io ti voglio.”.

Si arrende anche lei all'evidenza, girando il viso, con una mano tra i capelli, lo spinge dalla nuca verso di lei e lo bacia.
Si gira completamente, lo sguardo di lui va allo specchio e rimane folgorato alla vista del maestoso...
Sin dalla prima volta che l'ha vista quel culo l'ha reso prigioniero... succube del desiderio di farlo proprio.
Perfettamente tondo, alto, sodo... è un invito a possederlo... a penetrarlo fino in fondo. Ha faticato per trattenersi, per non dare libero sfogo alla sua lussuria, alla sua ossessione.
La prima sera che la fece sua in piscina, quando era a carponi sotto di lui, stava per penetrarlo ma qualcosa l'ha fermato, ha avuto la sensazione che avrebbe commesso un grande errore.
Ora il maestoso, riflesso nello specchio, ha reso ancora più forte il suo desiderio e resa più dura la sua asta.
Senza rendersene conto le mani si posano possessive su quelle natiche.
A quel tocco i loro occhi s'incrociano, cogliendo il desiderio infinito, la richiesta repressa nel profondo.
Distoglie lo sguardo per non farsi scoprire fino in fondo ma le labbra di lei, accostandosi all'orecchio, lo mettono a nudo.

“So quello che vuoi e so quanto lo vuoi.”.

Un brivido gli percorre la schiena, quelle parole riecheggiano nella sua mente confusa che però, di una cosa è certa... non sono state pronunciate con diniego, anzi le ha percepite come una dolce promessa.
La guarda liberarsi dall'abbraccio, torna al piano di marmo, la vede rovistare tra i vasetti, i flaconi e i tubi dei medicinali lasciati sparsi. Non sa cosa cerca ma il sorriso malizioso di lei gli fa capire che lo ha trovato.
Ritorna da lui con in mano un tubo di... vasellina, se la cosparge sulle mani che vanno ad oliare la sua asta, per tutta la sua lunghezza, su e giù, fermandosi spesso ad ungere per bene la cappella enormemente gonfia e dolorante.
Il massaggio va avanti per alcuni minuti, lunghissimi, interminabili.
Poi dandogli le spalle e guardandolo dallo specchio, prende dell'altra vasellina e mettendosi a novanta gradi sul piano, con una mano si prende una natica e con l'altra inizia, con la stessa attenzione e la stessa lentezza ad ungere la sua entrata posteriore e tutta la zona circostante.
Guarda quei movimenti lenti e calcolati come inebetito, imbambolato. Si avvicina per meglio vedere ciò che gli stava offrendo.
Ricerca i suoi occhi attraverso lo specchio, li trova. Guardandola si chiede, le chiede, se è quello che vuole veramente.

“Voglio essere tua, completamente tua... solamente tua.”.

Queste parole spazzano via i  dubbi ma non la prende subito.
La fa sedere sul piano di marmo e ora è lui che prepara quel corpo alla sua imminente intrusione.
La fa venire la prima volta con le dita, mentre la bocca si dedica ai suoi seni.
La fa sdraiare con il busto sul piano, passando le braccia sotto le cosce le allarga le gambe, le sue entrate sono completamente esposte a lui.
La fa venire la seconda volta con la lingua, mentre le dita preparano la sua seconda entrata con la saliva, con gli umori e con la vasellina.
Quando sta per venire la terza volta con il cazzo stretto dalla sua figa, esce e comincia ad entrare nella sua parte inviolata non smettendo di masturbarle il clitoride.
Anche se con attimi di resistenza, presa dall'orgasmo riesce ad accoglierlo.

“Sei... mia.”.
“Tanto... quanto... tu... sei... mio.”.

Inizia a muoversi lentamente dentro di lei, misura ogni spinta per non farle del male e farle provare solo piacere.
Quando comprende cosa sta realmente accadendo, guarda il viso di lei e gli sembra di cogliere un leggero sorriso.
Solo in quel momento capisce di essere al centro della tempesta.

***

Mentre Isabella indossa l'unico vestito che ha, ripensa alla notte appena trascorsa.
Si sono donati l'uno all'altra senza remore. Si è addormenta abbracciata a lui, sul suo petto.
Sente ancora i suoi baci, le sue carezze che la cullano e le sue parole “Non te ne andare... rimani con me...”, dette pensando che dormisse.
Ma lei le ha sentite e ora le riempiono la mente.
È ora.
Deve andare.
Gli uomini l'accompagnano nello studio.
Non fa in tempo ad entrare che è travolta dall'abbraccio del padre.

“Bella...”.
“Papà.”.
“Fatti guardare, stai bene? Ti hanno fatto del male? Bambina mia...”.

L'abbraccia di nuovo.

“Sto bene papà, calmati. Sono... sono stata trattata bene. Stai tranquillo...”.

È tra le braccia del padre ma i suoi occhi cercano qualcun' altro. Finalmente lo vede, è in piedi davanti alla scrivania, è teso.

“Ora è tutto finito. Possiamo tornare a casa.”

A quelle parole si scosta, si allontana.

“Edward... buongiorno.”.

Lo bacia sulle labbra sotto gli occhi stupiti di tutti, anche quelli de El Diablo lo sono.

“Bella ma che...”
“In realtà non tornerò a casa papà. Ho deciso di rimanere qui, con il mio... uomo.”.
“Con il tuo uomo? Ma cosa... cosa sta succedendo qui? Masen, avevi detto che sarebbe stata libera se avessi pagato il mio debito. Hai i tuoi soldi, ora lasciala andare. O la tua parola non conta più niente?”.

Isabella lo sente irrigidirsi accanto a se, lo abbraccia alla vita impedendogli d'intervenire.

“Non mi sta costringendo papà, è una mia decisione. Sto bene con lui e voglio rimanere qui... se lui mi vuole.”.

Con gli occhi cerca il suo appoggio. Lui la guarda perplesso, domandandosi cosa stia accadendo ma non la tradisce.

“Hai sentito tua figlia Swan? Lei rimarrà con me!”.

Chinandosi la bacia.

“Bella... non... puoi...”.
“Credimi papà, è ciò che voglio. Guardami, sto bene. Io sono felice qui.”.
“Riprenditi i tuoi soldi e torna a casa tranquillo. Tua figlia sarà la mia donna e come tale avrà il rispetto di tutti, come merita.”.
“È davvero questo ciò che vuoi, che desideri per la tua vita?”.
“Sì è questo che voglio.”.
“Dovevo tenerti lontana da questo mondo, non ci sono riuscito. Mi dispiace.”.
“Non farlo papà, non dispiacerti, so che sarebbe successo ugualmente. Non so come ma so che sarebbe finita così ugualmente.”.
“Ti rivedrò ancora?”.
“Certo papà, non è mica un addio questo.”.
“Tua figlia sarà libera di andare dove vuole. Te l'ho detto, sarà la mia donna e avrà il rispetto che le si deve.”.

Ribadisce El Diablo porgendo la ventiquattrore con i soldi che Swan prende, andandosene dopo avere salutato la figlia.
Ad un suo cenno gli uomini escono e rimangono da soli. È dietro di lei, i loro corpi si sfiorano.

“Allora cosa è successo?”.

Le chiede accarezzandole le braccia.

“Quello che è successo.”.
“Vuoi essere veramente la mia donna?”.

Ancora non crede a quello a cui ha assistito.

“Dopo quello che è successo stanotte... hai dubbi?”.
“Vuoi rimanere davvero con me?”.
“Non è quello che mi hai chiesto... stanotte?”.

Si gira verso di lui ma non per sfidarlo, cerca come lui delle certezze.

“Ancora una volta eri sveglia.”.

Le sorride e prendendola in braccio la fa sedere sulla scrivania.

“La mia tempesta...”.
“Il mio diavolo...”.

Sorride anche lei, si baciano e le loro mani vanno alla ricerca l'uno dell'altra.

“Non mi sono lavato stamattina, volevo sentire il tuo odore addosso... credevo che non lo avrei più sentito. Non mi basti mai, sono di nuovo duro e voglio ancora sentire il tuo sapore ed ascoltare i tuoi gemiti. Voglio essere dentro di te ora, adesso, in questo momento.”.

Non proprio delicatamente la sdraia sulla scrivania,  la voglia è incontenibile ora che sa che vuole essere sua.

“Ti prego fa piano, credo... credo di essere incinta.”.

Le sue parole gli ghiacciano il sangue. La guarda, si ritira su seguito da lei.

“Incinta?”.
“Beh, capita quando si fa quello che facciamo.”.

Rimane in silenzio a fissarla.

“La prossima domanda sarà se è tuo?”.

Nessuna risposta le arriva.

“Okay... credo che la nostra sia l'unione più breve della storia”.

Scende dalla scrivania, sta per andarsene ma viene bloccata.

“Che dici... che fai... stavo pensando.”.

Prende il telefono e chiama chi non avrebbe mai pensato di fare.

“Carlisle... sono Edward. Ho... ho bisogno del tuo aiuto.”.

Parla non lasciando i suoi occhi che lo seguono curiosi.

“Devo fare delle analisi e... mi servono subito le risposte.”.

La tiene stretta a se rassicurandola.

“Arrivo subito e Carlisle... nessuno deve sapere.”.

Chiude la telefonata e si mette al computer per vedere gli orari dei primi voli in partenza. Poi utilizzando delle false identità, prenota dei biglietti aerei.

“Edward ma cosa...”
“In viaggio ti spiegherò, ora non abbiamo tempo.”.

I suoi uomini li accompagnano all'aeroporto, blocca il loro viaggio rassicurandoli che dove andava non aveva bisogno di una scorta.
Nel duty free, compra dei vestiti a Bella, qualcosa per lui e sono pronti per viaggiare.
Una volta seduti la informa che sono diretti da Carlisle Cullen, lo zio, il ramo buono della sua famiglia.
Carlisle è il fratello di sua madre, alla loro morte si era offerto di prenderlo con lui, di adottarlo addirittura, per stroncare qualsiasi legame con l'attività del padre. Aveva già fatto preparare le carte ma lui... si era già macchiato le mani di sangue e non voleva che i suoi zii e i suoi cugini avessero a che fare con lui.
Ha preferito chiudere i ponti con loro, in modo che il suo mondo non avesse contatti con il loro.
Lavora a New York, è un medico e avrebbe accertato o meno la gravidanza senza farlo sapere a chi gli sta intorno.
Atterrati, raggiungono direttamente la casa dello zio situata fuori città.
Quando la porta si apre è accolto da calorosi abbracci, ci sono tutti, gli zii e i cugini compresi i loro compagni, che ancora non conosce.
Quando lo lasciano libero, presenta a tutti Isabella che viene ricevuta come una della famiglia, entrambi lo sono.

“Carlisle... se non è un problema, vorrei fare le analisi.”.
“Certamente. Venite.”.

Alzandosi li porta nel suo studio e preleva del sangue a Bella mettendolo subito ad analizzare.
Nell'attesa continuano a chiacchiere, poi quando i risultati sono pronti li studia e conferma la gravidanza.

“Sì mia cara, senza dubbio sei in dolce attesa... sei di circa tre settimane.”.

Non ricevendo risposta decide di uscire dalla stanza.

“Vi lascio soli.”.

È lui che rompe il silenzio, deve sapere, deve sapere fin dove lei è disposta ad arrivare.

“Lo vuoi tenere?”.
“Certo che lo voglio tenere.”.
“Vuoi crescerlo lontano da me?”.
“No. Ma che dici?”.
“Vuoi avere un figlio da me?”.
“Sì.”.

Risponde certa, senza lasciare ombra di dubbio.

“Io sono El Diablo e sai cosa vuol dire.”.
“Non m'importa.”.
“Io sono un assassino.”.
“Non m'importa.”.
“Io ho già ucciso e posso uccidere di nuovo.”.
“Non m'importa.”

Ad ogni domanda, ad ogni risposta, si avvicinano.

“Vuoi crescere tuo figlio... nel mio mondo? Un mondo dove non puoi girare libero, dove la  vita è sospesa ad un filo?”.
“Non è il mondo che immaginavo per crescere mio figlio, ma se vuoi questo... il tuo mondo... sarà anche il mio.”.
“Perché?”
“Ancora non lo hai capito Edward o vuoi solo sentirtelo dire?”.

Non risponde. Lei continua prendendogli il viso tra le mani.

“Non so come, non so quando... non so neanche il perché ma io... mi sono innamorata di te. Io... ti amo.”.

Chinandosi la bacia.

“Non è un caso che tu sei entrata nella mia vita. Quando ti ho fatto portare a casa mia, non era la prima volta che ti vedevo.”.

Lo guarda non capendo.

“Ti ho visto la prima volta in aeroporto, il giorno che sei arrivata. Mi sei entrata dentro quello stesso giorno.”.

Sorpresa spalanca gli occhi.

“Ho visto tuo padre ma non sapevo chi eri. Mi sono informato perché già ti volevo, dovevi essere mia. Avevo già deciso di rovinarti la vita... mi dispiace.”.
“Non devi... non l'hai fatto.”.

Sorridendo la bacia di nuovo.

“Io stesso ho fatto sparire la partita di coca destinata a tuo padre, per poterti... ospitare.”.

Stavolta entrambi sorridono per la scelta di parole.

“Sicuramente è un modo insolito per corteggiare una ragazza ma... a modo tuo l'hai fatto.”.

Si baciano.

“Quando ti ho preso la prima volta, non avrei voluto farlo come l'ho fatto. Ma il mio desiderio di te, era troppo forte. E il tuo continuo sfidarmi... non mi ha aiutato. Perdonami.”.
“Già l'ho fatto.”.

Lo bacia.

“Poi... ho imparato a conoscerti e sei entrata nel mio cuore facendolo tuo. Mi hai fatto innamorare di te.”.

A quelle parole, un brivido la percorre.

“Quando ho sentito le parole che hai pronunciato a tuo padre oggi, non ci credevo. Era un sogno che si stava realizzando. Quando me le hai confermate, pensavo che niente mi avrebbe reso più felice e invece... mi doni un figlio. Mi sorprendi sempre... non smettere mai di farlo.”.
“Non smetterò.”.
“E ti prometto, vi prometto...”

S'inginocchia.

“... che in qualche modo riusciremo ad uscire da questo mondo violento, non meriti di vivere in questo inferno e non lo merita neanche mio figlio... perché ti amo, perché vi amo.”.

Delicatamente posa un bacio sul ventre ancora piatto e la stringe a se.

***

Isabella si trova a casa del padre per prendere alcune delle sue cose.
Mentre prepara le valige i suoi pensieri vanno ai pochi giorni passati a casa Cullen.
Edward è stato quasi sempre chiuso nello studio di Carlisle a parlare di non sa cosa ma non ha avuto tempo di annoiarsi, i cugini le hanno tenuto compagnia e fatto da ciceroni.
Durante il viaggio di ritorno, Edward le ha fatto promettere di non dire a nessuno della sua gravidanza, neanche al padre. Anche se non ne comprende il motivo, ha promesso.
Stanotte, come ogni notte, si sono amati. Di giorno lui continua ad essere El Diablo, soprattutto davanti agli uomini ma la notte è... il suo diavolo, che ribadisce l'amore che prova per lei e per il loro piccolo.
L'assicura che presto lasceranno questa vita, che El Diablo farà parte definitivamente del passato.
Non ha dubbi che manterrà la sua promessa e sogna la loro vita insieme, lontano da qui.
Mentre pensa che niente e nessuno può rovinare la sua felicità, il silenzio pomeridiano viene interrotto da un enorme boato.
Non sa perché ma il terrore si impossessa di lei.
Va alla finestra e lo sguardo cerca la zona dove si trova quella che oggi considera anche la sua casa, una nube di polvere e fumo la sovrasta.
Scende nello studio del padre dove i suoi uomini già lo stanno informando.

“Cosa succede?”.
“Niente di cui preoccuparsi.”.
“Papà...”
“Hanno fatto esplodere la villa de El Diablo.”.

La morte le piomba addosso. Cerca di rintracciarlo al cellulare, inutilmente.

“Mi è stato detto che era in villa quando...”
“Sei stato tu?”.

Il padre non risponde e il silenzio non le lascia dubbi. Si accascia su una poltrona, le forze le vengono meno.

“Perché...”.
“Tornerai in te e dimenticherai questa... storia.”.
“Non dimenticherò mai, ti odierò per sempre e mi hai perso definitivamente.”.
“Meglio essere odiato da te, saperti viva da qualche parte che saperti nelle sue mani.”.
“Tu non saprai più niente di me.”.

I giorni passano, aspetta il tempo necessario per vedere se viene ritrovato il corpo, sapeva che non era tra i superstiti. L'unica cosa che trovano in quello che una volta era il suo studio, sono solo dei capelli, scampati al rogo perché coperti da quello che rimaneva del suo cellulare. Il DNA e le tracce epiteliali confermano che appartengono ad Edward Masen... El Diablo non esiste più.
Riesce ad ottenere parte di quei capelli, li custodisce gelosamente nel ciondolo che porta al collo.
Questo è quello che le rimane di lui, questo e la nuova vita che cresce dentro di lei.
Dopo aver parlato con Carlisle, decide di trasferirsi a New York, non ha più niente che la tenga qui.
Quando atterra, trova Carlisle ad aspettarla, pronto ad accompagnarla a casa Cullen.

“Carlisle, dove vai? Non è quella che abbiamo sorpassato la tua casa?”.
“Ecco... vedi... Edward...”

Nel sentire pronunciare quel nome ha un sussulto, Carlisle la lascia riprendere e poi continua.

“Quando siete stati qui l'ultima volta, mi ha parlato della sua intenzione di prendere una casa vicino alla nostra... per voi... per quando venivate a trovarci. Ci siamo tenuti in contatto, quando si è presentata questa occasione non se l'è fatta sfuggire e ha acquistato questa villa.”.

Si ferma davanti ad una villetta in stile hacienda.

“Ma se non te la senti di stare qui, ti porto da noi.”
“No, va bene... per una volta è lui che mi ha stupito.”.
“Voleva farti una sorpresa.”.
“Ci è riuscito.”.

Scende dalla macchina, mentre Carlisle recupera i bagagli si avvia ammirando il magnifico giardino, quando arriva all'uscio questo si apre rivelandole il resto della famiglia Cullen.
Passano la serata insieme, cenano sotto il pergolato del giardino interno, l'aiutano a sistemare e a sistemarsi. Esme, la moglie di Carlisle, le fa vedere la casa, è stata ben felice di ristrutturarla e di arredarla visto che è il suo lavoro.

“Ma se non ti piace non hai che da dirlo, cambierò qualsiasi cosa.”.
“No Esme, è perfetta così.”.

I giorni passano, si abitua alla nuova vita e... alla nuova famiglia, anche alle loro intrusioni quotidiane, soprattutto a quelle di Alice, la compagna di Jasper, figlio di Carlisle ed Esme.
Durante il giorno va tutto bene ma la notte... la tristezza e il dolore per la sua perdita, prendono il sopravvento.
Le sembra di impazzire, a volte nel dormiveglia le sembra di vederlo nella camera, si sveglia di soprassalto, accende la luce e l'amara realtà si presenta ai suoi occhi: non c'è nessuno, è sola.
I giorni continuano a passare, più passano e più si sente osservata, come se degli occhi fossero costantemente puntati su di lei, come se fosse controllata quotidianamente.
Una sera, dopo cena, parla con Carlisle delle sue sensazioni. Gli rivela la sua paura: qualcuno dei cartelli potrebbe aver scoperto dell'acquisto della casa da parte di Edward. Potrebbero averla trovata, potrebbero aver scoperto che aspetta suo figlio, il figlio de El Diablo. Potrebbero... eliminarlo.
Carlisle la tranquillizza, la rassicura. Edward è stato attento a non lasciare tracce dell'acquisto della villa e lui lo ha aiutato a farlo. Le chiede se vuole che chiami il padre con qualche scusa e vedere se sa dove si trova. Ma era sicura che il padre non poteva sapere dov'era. Quando è partita, aveva usato l'identità falsa già usata nel viaggio con Edward.
Quando rientra a casa, decide di rilassarsi con un bagno. Mentre si spoglia sente dei rumori dal basso.
Si avvia verso le scale.

“C'è qualcuno?”.

Accende le luci.

“So che c'è qualcuno. Chiunque tu sia, fatti vedere.”.

Sente dei passi e poi... il cuore le si ferma quando guarda incredula ciò che le si rivela alla fine delle scale.

“Edward...”
“Bella...”

Sale uno scalino.

“No... non è possibile.”.
“Lo è.”.

Sale un altro scalino.

“Eri davvero tu... di notte...”
“Ero io.”.

Avanza di uno scalino.

“Di giorno... erano i tuoi occhi... che sentivo su di me.”.
“Erano i miei.”.

Continua la sua lenta salita.

“Sei... vivo.”.
“Lo sono.”.

Si avvicina sempre di più.

“Come...”
“Dovevo morire... per rinascere a nuova vita.”.

È davanti a lei.

“Ma... mio padre...”
“Sapevo che mi voleva morto, non voleva che tu fossi la mia donna. Pensa di aver architettato lui la mia esecuzione ma ero io a muovere i fili.”.

Inaspettatamente comincia a riempirlo di pugni al petto.

“Come hai potuto... come hai potuto tenermi all'oscuro dei tuoi piani.”.

Grida scoppiando a piangere.

“Perdonami. Ho dovuto.”.

L'abbraccia, la stringe a se.

“Doveva sembrare il più credibile possibile.”.
“Perché hai aspettato così tanto...”
“Dovevo essere sicuro che nessuno ti controllasse.”.
“Ti odio.”.
“Ti amo.”.

La bacia.

“Ti amo.”

Gli dice quando ha libere le labbra.

“Meno male, perché ho intenzione di fare di te mia moglie.”.

Rimane stupita.

“Tua moglie?”
“Sì, sei pronta a diventare la signora Cullen?”.
“Cullen?”.
“Edward Masen, El Diablo è morto. Morto per sempre. Ora ci sono io, Edward Cullen.”.
“L'adozione...”

Le fa un cenno affermativo.

“Carlisle...lui, loro sapevano... sanno...”.
“Sì, in qualche modo mi hanno aiutato a... morire e a... rinascere.”.

Le risponde sorridendo mentre porta la mano al ciondolo che tiene al collo.

“Isabella Cullen... mi piace.”.
“È un sì?”.
“La risposta te la darò quando mi farai una proposta decente.”.

Scoppia a ridere e neanche lui sa da quanto tempo non ride così di gusto.
Prendendola in braccio si dirige verso la loro camera da letto.

“Mi stupirai sempre.”.
“Sempre... per sempre.”.
“La mia tempesta...”.

La bacia.

“Il mio diavolo...”.

Lo bacia.

“Ora lascia che saluti te e mio figlio come si deve.”.

Chiudendosi la porta alle spalle, chiudono con il loro passato e aprono il loro nuovo futuro.

*

62 commenti:

  1. Wow! Ma è bellissima!!!
    Ammetto che ci sono rimasta quando ho letto di come Edward si è comportato con Bella in piscina! Cavolo! Ok, è el Diablo, ma non me lo aspettavo proprio! Ma leggendo la storia nel suo completo ho capito che non poteva essere diversamente e quindi... bravissima! Scorrevole e mi ha regalato tantissime emozioni tra la rabbia e lo scioglimento con tanto di cuoricini negli occhi... ed il ritorno di Edward? il loro dialogo sulla scala? BELLISSIMO! BRAVISSIMA!!!!

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    1. Grazie mille Elisa, gentilissima.
      Volevo un Edward un pò più cattivo ma alla fine è uscita sempre la mia vena romantica...
      Grazie

      JB

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  2. Bellissima storia! Sei sempre più brava e coinvolgente!
    Il diavolo e la tempesta sono proprio...speciali!!!
    E anche la trama che parte un po' simil La Bella e la Bestia per poi evolvere in romanzo moderno malavitoso.... I momenti hot che iniziano un po' dark per poi diventare romantici... Il dramma finale con soluzione insperata...! Bellissimo tutto!
    Grazie!!

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    1. Ah beh detto da te poi... non posso che super ringraziare.
      Sono contenta che sono riuscita a far passare quello che volevo.
      Grazie Cri

      JB

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  3. wow...storia bellissima!inizio burrascoso ma finale romanticissimo...complimenti!

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    1. Come detto la mia vena romantica esce sempre fuori... pazienza.
      Grazie mille Ale

      JB

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  7. Bella storia e bella trama, brava per l'idea. Qualche appunto: fai un uso spropositato dei punti di sospensione, ce ne sono davvero troppi e troppo spesso. Anche la maggior parte delle virgole sono posizionate nei punti sbagliati, rendendolo meno scorrevole la lettura. Ho trovato anche refusi e tempi verbali sbagliati, forse una rilettura in più ti avrebbe aiutato a trovarli.
    Grazie di aver condiviso con noi la tua storia

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    1. Quindi?
      Sono rimandata o direttamente bocciata?
      Diciamo che ho riletto una volta di troppo... ma come prima volta in terza persona sono più che soddisfatta, ovviamente sono riusciti fuori i miei vecchi errori, verbi e virgole ma tutto sommato mi piace ciò che ne è uscito fuori.
      Per quanto riguarda i punti di sospensione... lo so ma le virgole non mi danno lo stesso "pathos" che mi danno i puntini e qui mi serviva tutta la suspense disponibile.
      Grazie a te

      JB

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    2. Ma và, che bocciata! Promossa! La bellezza della storia e l'idea originale ti "salvano" alla grande!

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  8. Queso diavolo maritato alla tempesta mi piace un sacco. Anche perché... ci hai fatto penare nl finale. Ho temuto il peggio ma poi hai tirato fuori l'asso dalla manica. Qualche indecisione, ma ci sta. Forse hai avuto poco tempo per revisionarla. Bellissima e brava tu.
    JoTyler

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    1. Grazie Jo,
      come detto mi sa che l'ho riletta troppo e alla fine non mi rendevo più conto degli errori.
      E il fatto di sccrivere per la prima volta in terza persona ha fatto riuscire tutti i miei difetti.
      Mi metto il tuo commento positivo nel cuore.
      Grazie

      JB

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  9. C'e' una forte passionalita' e la lettura emoziona e coinvolge tantissimo. Adoro come sai inserire i riferimenti a Twilight con naturalezza, come se fossero stati creati apposta per questa trama. Hai talento, al di la' delle imperfezioni che, STRANAMENTE, non mi sono pesate. Molto brava.

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    1. Ma grazie Francesca,
      mi fai sentire capita... il primo riferimento a Twilight è venuto spontaneamente poi mi son detta "perchè no" e sono nati gli altri.
      Grazie mille

      JB

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  10. Veramente molto romantica e passionale questa storia, che nasce malissimo e poi diventa sogno, perfezione, speranza. Una sorta di Romeo e Giulietta in versione narcos e a lieto fine, dove i due giovani amanti, intrappolati in una realtà violenta a causa delle loro famiglie, trovano una incredibile via di fuga e di felicità grazie alla magia dell'amore. Sei stata bravissima a rendere in modo realistico il comportamento del Diablo, che per anni si è imposto di agire in un certo modo ma poi ritrova grazie a Bella l'altro se stesso; e di Bella, che pian piano cede all'amore, quello inspiegabile che ti prende senza che tu voglia, ma che diventa la sua forza, la forza della tempesta che piega il diavolo. Una sola cosa però non ho apprezzato: quello in piscina è uno stupro. Senza se e senza ma. E anche quello che stava per avvenire in sala da pranzo, e forse ancora peggio la prima volta in camera. Lui decide che i segnali che il corpo di lei gli manda vogliono dire sì anche se lei sta dicendo no, e questa è la giustificazione degli stupratori e dei violenti di sempre e di ogni latitudine. E' una cosa gravissima, e anche se qui è funzionale alla storia e coerente col personaggio, superata poi dall'amore che sboccia... ugualmente credo che il perdono di lei sia troppo facile, il pentimento di lui troppo superficiale. Un po' come dire che il fine giustifica i mezzi, e tutto è bene quel che finisce bene. Probabilmente la brevità della one shot non ti ha consentito di approfondire meglio questa parte e hai dovuto giustamente "chiuderla" con le facili scuse finali di lui, ormai redento. Ma mi fa un po' paura che in questo blog quasi tutto al femminile, poche abbiano dato segno di riconoscere lo stupro per quello che è. Comunque, complimenti per una storia coinvolgente, completa, scritta benissimo, e con i toni e ritmi perfetti per l'ambito che hai scelto. Bravissima.

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    1. Devo dire che il tuo commento mi lascia veramente basita.
      Nella prima parte sembra che tu abbia capito l'evolversi della storia ma poi nella seconda parte sembra che cambi completamente idea.
      Prima di tutto non era mia intenzione farlo passare come uno stupro e per fortuna le altre ragazze, che ingiustamente accusi, hanno percepito questa cosa.
      I pensieri di Bella sono chiari ancora prima che lui gli mettesse le mani addosso. A lei gli piace e non l'ha vissuta come una violenza.
      Non credo che una ragazza che si sente violentata il giorno dopo si masturbi dentro la vasca da bagno del suo aggressore.
      Puoi anche viverti il fatto della piscina come una violenza ma assolutamente non puoi farlo per quello che succede in camera. Un aggressore non si preoccupa dell'orgasmo di chi sta aggredendo.
      Il contest era sui desideri inconfessabili delle donne ed "essere prese con "violenza"" è ad uno dei primi posti, forse non per te ma ti assicuro che è così se vuoi puoi documentarti su DAGOSPIA.
      Un rating rosso è un rating rosso il che vuol dire che ci sono scene forti, linguaggio crudo, ecc. e, anche se per me non è questo il caso, può contenere anche una violenza.
      Ovviamente siamo tutti contrari ad uno stupro e lottiamo contro di esso ma ciò non vuol dire che nei film o nei libri non se ne parli più, quindi non vedo perchè non posso farlo io in una OS.
      Ma la cosa che mi ha lasciato più ALLIBITA è che non hai detto nulla di tutto quello che hai detto sulla mia OS all'altra storia presente nel contest contenente ugualmente una violenza, se vogliamo peggiore della mia, quindi che vuol dire? Quella per te va bene?
      Uno stupro è uno stupro a prescindere da chi lo riceve e da chi lo mette in atto.
      Detto questo posso solo aggiungere che mi dispiace che tu l'abbia vissuta così.
      Grazie

      JB

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    2. Ciao, mi spiace che il mio commento superpositivo alla tua storia, eccetto per un punto, ti abbia invece contrariata, e forse non sono riuscita a spiegarmi bene. Vorrei dunque precisare il mio pensiero: ciò che non condivido non è il fatto in sé che tu abbia inserito uno stupro in una storia, ci mancherebbe! E' piuttosto il fatto che, al contrario di quanto avviene nell'altra storia del contest a cui ti riferisci, e che presenta la violenza per quello che è, tu sembri giustificare e sminuire la cosa con l'amore. Ora capisco, dalla tua spiegazione, che in realtà tu non intendevi descriverlo come stupro; per me invece, la mancanza di un consenso, anche non verbale ma esplicito, soprattutto in una situazione di coercizione, configura automaticamente l'abuso sessuale. Che ci sta in questa storia, come in altre, ma deve essere riconosciuto come tale e di conseguenza avrebbe richiesto, a mio avviso, un perdono un po' più articolato da parte di Bella. Questo non toglie alla bellezza della tua storia, che ho infatti premiato con due punti su tre.

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  11. Allora...devo ammettere che alla scena in piscina sono stata tentata di smettere di leggere. Ho provato così tanta rabbia verso questo Edward ...quindi credo che sia arrivato esattamente quello che ti volevi far arrivare.
    Scritta benissimo, cruda forte sensuale trama originale egregiamente sviluppata...
    Non riesco ad aggiungere altro ...bravissima.

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    1. Grazie mille Consuelo e grazie di essere andata avanti nella lettura.

      JB

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  12. Storia ben sviluppata, lunga e con personaggi ben caratterizzati sia nei loro momenti più alti che nelle loro bassezze. La parte romantica mi è piaciuta molto, complimenti.
    Aleuname.

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  13. Premessa: non amo questi personaggi. Il narcotrafficante che mette in atto un odioso ricatto per poter avvicinare una ragazza che lo ha colpito quando avrebbe potuto provare con fiori e una scatola di cioccolatini mi sta proprio sulle palle. Dello stupro neppure parliamo. Della violenza messa in atto davanti a testimoni per sentirsi potenti: ragazzo mio sei microcefalo e cavernicolo se per ottenere il rispetto dei tuoi sottoposti hai bisogno di infierire su qualcuno che è indifeso. Bella che si commuove per le fragilità e l’animo sensibile del suo stupratore: ma per favore!
    Eppure se un pregio ha questa storia è proprio il mettere in luce un fenomeno apparentemente inspiegabile: anche i mostri sanno amare, essere gentili e apprezzare le bellezze dell’arte. Quanti criminali nazisti erano padri amorevoli, mariti affettuosi e fini intenditori di pittura, o bibliofili? Come può un uomo programmare con efficienza e distaccata indifferenza lo sterminio di altri esseri umani e riuscire comunque a commuoversi, a mostrarsi comprensivo e perfino delicato in ambiti diversi? Ho letto quest’estate “La scelta di Sophie” e per l’ennesima volta mi sono ritrovata a provare una sensazione molto sgradevole nella certezza che troppo confuso è l’impasto di cui è formato l’animo umano e ingenuo dividere in modo manicheo il bene dal male: la linea che divide la luce dall’oscurità non è netta. Questa storia sembra suggerire che il “male” abbia spinto Edward nella zona d’ombra, così come ha fatto con Anakin Skywalker, ma in fondo questo suggerimento è consolatorio, implica che al male si venga trascinati da circostanze esterne e che quindi è possibile una redenzione per intervento della donna salvifica (Beatrice per Dante, Lucia per l’Innominato, Bella per Edward). Forse la realtà è molto più desolante. Forse Mr Hyde è parte integrante di ognuno di noi.
    PS la punteggiatura grida vendetta.

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    1. Forse non era nelle sue corde la scatola di cioccolatini e i fiori.
      Forse per come è cresciuto, questo era l'unico modo che conosceva per avvicinare una ragazza.
      Non ha bisogno di sentirsi potente ma sicuramente un narcotrafficante ha nemici in ogni dove e sicuramente deve mantenere in ogni modo il potere.
      Per la violenza ho già scritto esaurientemente di sopra e anche per la punteggiatura.

      JB

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  15. Bravissima! Sei migliorata moltissimo. Questa storia è molto bella e sarebbe una perfetta long.

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    1. Grazie Paoletta, detto da te per me ha molto valore.

      JB

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  16. Una storia che mi è piaciuta molto con un finale a sorpresa ed allo stesso tempo molto romantico. Protagonisti molto intriganti e momenti di intensa"passione". Complimenti

    JB

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  17. Oh... ti devo dire tantissime cose!
    Il titolo ha fatto capire ALL'INTERO SISTEMA SOLARE chi sei hahahahahahhahh! Però... cazzo, quando ho iniziato a leggere ho pensato (te lo giuro, ho i testimoni) che non fossi tu! che mi avessi mandato la storia di qualcun altro! ahahahahahahah! Ti spiego il perchè: la storia all'inizio è super curata, scorrevolissima, piacevole e non presentava affatto le tue particolarità, tanto che ho pensato "se è lei, minchia che 180 che ha fatto!", poi nella seconda metà sono ricomparsi i tuoi tratti distintivi e qualche errorino in più, come se ti fossi sbrigata o se ti ci fossi dedicata meno. La tua particolarità più evidente è quella di assorbire completamente tutto ciò che leggi, vedi e di cui fai esperienza e trasporlo nei tuoi scritti, spesso andando ad allinearti a qualche cosa che hai letto, ma bada bene che non è una critica, è un complimento perchè fai tutto tuo mescolandolo con la fantasia che da sempre ti contraddistingue, infatti sei una delle autrici più originali del gruppo. La storia mi è piaciuta moltissimo, una Bella e la Bestia sexy che per me è più figa perchè c'è la parte criminale e lui è molto hot! L'unica cosa che non mi è piaciuta è la frase della tempesta, è una citazione troppo usata ultimamente soprattutto su Facebook, avresti dovuto renderla tua e trasformarla perchè ne sei più che capace. Ma la questione principale qui è che sei migliorata da pazzi! Mi sono piaciuti i dialoghi e le interazioni e mi sono piaciuto lo svolgimento e le idee.
    Super brava!! Complimenti davvero!

    Sparv

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    1. Grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee Sparvy
      mi rincuori, come sempre.
      Purtroppo è uscito un po troppo il mio tratto distintivo soprattutto tutti gli errori però per essere la prima volta che scrivo in terza persona sono soddisfatta.
      Per quanto riguarda la citazione hai ragionissimo, dopo che avevo deciso di usarla l'ho vista quotidianamente su FB ma ormai avevo iniziato e in fondo mi piaceva.
      Grazie di riconoscere la mia originalità, ogni volta è una lotta per me.
      Grazie, grazie mille Laura

      JB

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  18. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  19. Concordo con tutteeee!! E concordo che basta il titolo a farmi capire chi seiiiiii! La storia mi è piaciuta molto, ma questa è da long, perché purtroppo devo ammettere che SPOILERRRRR un abuso sessuale in una oneshot che finisce come storia d'amore, stride. Per il resto la trama è la più articolata e accattivante che ho letto finora. Mi piace la tua fantasia nell'ideare queste storie e l'abilità con cui inserisci brani da TW. Non mi soffermerò sulle imprecisioni che ho notato leggendo perchè, a parte una cosa, non mi hanno dato affatto fastidio (il che voleva dire che ero presa super bene). Molto brava!!! Cristina.

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    1. Grazie Cristina, sicuramente... come sempre... non ne farò una long
      Mi sono divertita moltissimo ad inserire i riferimenti di Twilight.
      Per l'abuso, mi dispiace ma io non l'ho vissuta così e fortunatamente anche la maggior parte delle lettrici, forse ci siamo scordate qual'era il tema del contest.
      E gli errori, sono riusciti tutti fuori... ero concentrata sulla terza persona ahahah
      Grazie

      Jb

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  20. Da dove iniziare... Ho detestato la prima parte della storia perché ho trovato fin troppo cattivo Edward nella scena della piscina e non vedevo come un comportamento del genere potesse cambiare tanto da far nascere la storia d'amore tra i due. Eppure ho trovato molto scorrevole la seconda parte nella quale Edward si mostra per ciò che davvero è: un ragazzo ferito che si è ritrovato in un casino più grande di lui. Quindi, seppur non giustificando il comportamento tenuto all'inizio, riesco a capire l'evoluzione dei sentimenti di Bella, tanto da aver sperato alla fine che Edward in fin dei conti fosse riuscito in qualche modo a salvarsi. Per me se sei riuscita in questo (farmi provare sentimenti completamente opposti per un personaggio in parti diverse della storia) hai centrato il tuo obiettivo. Davvero brava, complimenti :)

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    1. Grazie Nicoletta,
      lieta di averti fatto provare tale emozioni.
      Grazie mille.

      JB

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  21. Ho capito chi sei praticamente dal titolo... e leggerla ha avvalorato la mia ipotesi. La prossima volta, titolo in francese, okay?
    Bando alle scemenze, la storia mi è piaciuta moltissimo. Ben scritta, in alcuni punti praticamente perfetta in altri un po' meno (il se possessivo va scritto con l'accetto) ma il miglioramento è nettissimo, esattamente come hanno detto prima di me.
    Io non credo di dover discutere per il fatto che tu abbia deciso di introdurre uno stupro. Un uomo com'è l'Edward della prima parte della storia non si sarebbe comportato diversamente... per cui ci sta, eccome se ci sta. Io penso che possa capitare di sentirsi attratti dal proprio aguzzino e quindi, in qualche modo, mandare segnali che si possono mal interpretare. Questo ovviamente non giustifica la violenza, ma in una situazione come questa credo che non sia poi così trascendentale. E il perdono di Bella è arrivato certamente troppo velocemente ma... penso che la sindrome di Stoccolma l'abbia fatta da padrona.
    Ottimo il finale, unica maniera possibile per tornare a vivere troncando definitivamente con il passato.
    Bravissima...

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    1. Ti ringrazio tanto per i complimenti lo sai che detto da voi "Paole" per me sono... WOW.
      Mi dispiace, mi dispiace tanto che un commento precedente abbia un pò influenzato i successivi... come detto ne io ne Bella l'abbiamo vissuta come una violenza.
      Comunque... va bene così.
      Grazie mille

      JB

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  22. 1 punto
    JoTylerP
    (Sono io che ho dato 3 punti al Viaggio di Bella)

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  23. Comincio a deprimermi. A quanto pare sono l'unica che non ti ha riconosciuto. Va beh, pazienza. Il fatto che può interessarti è che la tua storia mi è piaciuta davvero tanto. Scritta molto bene e davvero molto coinvolgente. Hai saputo suscitare emozioni (e sono convinta che per una persona che scrive questa sia la cosa più importante) molto differenti tra loro. Odio profondo all'inizio che si è trasformato in amore nell'arco di una os... non è affatto semplice.
    Il finale me lo aspettavo, non ho creduto neanche per un attimo che fosse "scomparso", ma questo non mi ha impedito di godermelo fino in fondo.
    Complimenti.

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    1. WOW Perry, grazie mille
      Questi complimenti detti da voi che pubblicate mi riempiono di soddisfazione.
      Vedrai che prima o poi mi riconoscerai, ti do un aiuto: guarda quanti puntini di sospensione ci sono nella OS ahahahah

      JB

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  24. Il diavolo e la sua tempesta... ��bellissimi.

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  25. Puoi girarla come ti pare, quella è violenza, stupro, abuso, maltrattamento, sopraffazione. Usa il nome che ti pare, ma il risultato non cambia. Una donna sana di mente non perdona come ha fatto Bella, commuovendosi perché il povero cucciolo ha sofferto tanto!
    E poi è un narcotrafficante, la razza peggiore al mondo, è impossibile che si trasformi in un tenero innamorato.

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